Antonio Conte, 51 anni
Antonio Conte, 51 anni
di Giulio Mola "Gli scontri diretti sono importanti, sia per la classifica ma anche a livello mentale: vincerli ti fa sentire più forte. Di sicuro, la gara di stasera è stimolante, un parametro su cui fare poi delle valutazioni". Il Contepensiero alla vigilia di Inter-Napoli, match che mette di fronte il primo e il secondo attacco della serie A, è facile da decriptare: i nerazzurri, reduci da quattro vittorie di fila in campionato ma senza successi contro le rivali dirette, sanno bene che la sfida coi partenopei (a 23 punti, uno in meno di Lukaku e compagni nonostante la sconfitta a tavolino...

di Giulio Mola

"Gli scontri diretti sono importanti, sia per la classifica ma anche a livello mentale: vincerli ti fa sentire più forte. Di sicuro, la gara di stasera è stimolante, un parametro su cui fare poi delle valutazioni". Il Contepensiero alla vigilia di Inter-Napoli, match che mette di fronte il primo e il secondo attacco della serie A, è facile da decriptare: i nerazzurri, reduci da quattro vittorie di fila in campionato ma senza successi contro le rivali dirette, sanno bene che la sfida coi partenopei (a 23 punti, uno in meno di Lukaku e compagni nonostante la sconfitta a tavolino con la Juve) più di qualsiasi altra servirà a capire quanto vale la squadra e dove può arrivare. Vero, a San Siro scenderà in campo una formazione “incerottata“, senza Vidal e Sanchez , e con Hakimi recuperato in extremis, ma questo non sembra turbare l’allenatore, che al di là di possibili piani B o C, si aspetta un altro passo in avanti,dopo la reazione positiva di Cagliari domenica.

L’Antonio Conte che parla ai giornalisti è solo in apparenza una persona tranquilla, riflessiva e meno istintiva, dopo la tempesta seguita all’eliminazione dalle Coppe europee. In realtà l’allenatore è lacerato nel’animo, esasperato dal clima di veleno che quotidianamente è costretto a respirare creato ad arte da chi non gli vuole bene. Le accuse di non saper perdere e gli spifferi venuti fuori dallo spogliatoio che parlavano di un duro confronto con la dirigenza sono solo la goccia che ha rischiato di far traboccare il vaso, parole che lo hanno ferito. Il tecnico si è rimesso l’elmetto ed è tornato in campo. E a chi gli fa notare che questa continua metamorfosi dell’umore potrebbe influenzare tutto il gruppo, replica deciso: "Mi sto abituando al fatto che qualsiasi cosa dica o faccia, viene comunque vista sempre in maniera negativa. Ero sereno ad inizio stagione e sono stato incolpato del fatto che non ero più io, di aver mollato. Ora invece mi state dicendo l’opposto. Diciamo che devo trovare una via di mezzo".

Un sussulto (con apprezzabile self-control) Conte ce l’ha quando quando qualcuno gli ripete che la società lo ha obbligato a vincere lo scudetto. "A sentire parlare di “quasi obbligo“ mi viene da sorridere. Le squadre sono tante e si parte con l’ambizione di provare a vincere. Negli ultimi nove anni ha vinto sempre la stessa. Ma si può migliorare".

Antonio cerca di distinguere, perché va bene il “dover competere“, ma non la pressione di “dover vincere“ a tutti i costi, anche se è nella logica delle cose che dopo il tracollo europeo la Proprietà possa chiedergli il titolo. Sia chiaro però: se è vero che dal 17 agosto sono stati commessi degli errori, non può passare il concetto che l’unico responsabile sia l’allenatore. Il quale, dopo aver accettato suomalgrado il ridimensionamento del progetto (compreso il reintegro in rosa di calciatori già bocciati), dall’estate continua a metterci la faccia, vista la perdurante assenza del presidente. Una situazione pesante. Con l’allenatore sempre più solo.