Egan Bernal, 24 anni, oggi potrebbe già virtualmente chiudere i conti
Egan Bernal, 24 anni, oggi potrebbe già virtualmente chiudere i conti
di Angelo Costa Gita domenicale fuori confine con doccia finale: aspettando i montagnoni, il Giro non offre di meglio. Rispettando il previsto copione in una tappa modello F1, per l’andatura alta e gli sbadigli: lunga fuga da lontano e uomini di classifica che se la prendono comoda a un quarto d’ora, preoccupati solo di coprirsi quando si scatena il diluvio fra Slovenia e Italia. Ben altri brividi si attendono oggi, in tutti i sensi: nel tappone dolomitico, con quattro passi da scalare e un clima tendente all’inverno, di tempo per tirare il fiato non ce ne sarà molto. Si va in...

di Angelo Costa

Gita domenicale fuori confine con doccia finale: aspettando i montagnoni, il Giro non offre di meglio. Rispettando il previsto copione in una tappa modello F1, per l’andatura alta e gli sbadigli: lunga fuga da lontano e uomini di classifica che se la prendono comoda a un quarto d’ora, preoccupati solo di coprirsi quando si scatena il diluvio fra Slovenia e Italia.

Ben altri brividi si attendono oggi, in tutti i sensi: nel tappone dolomitico, con quattro passi da scalare e un clima tendente all’inverno, di tempo per tirare il fiato non ce ne sarà molto. Si va in montagna con un dubbio da risolvere: Bernal ha punti deboli oppure bisogna sperare in una sua giornata storta? Buona la seconda, almeno a quanto visto finora: fra lui, che non ha sprecato una sola occasione per rinforzare il primato, e la sua guardia scelta, che tiene la corsa al guinzaglio da consolidata tradizione, fin qui in casa Ineos nessuno ha sbagliato un colpo. Dovesse accadere anche stavolta, c’è il fondato rischio che il Giro chiuda con una settimana d’anticipo: agli avversari rimasti il compito di evitarlo.

"È la tappa decisiva, a renderla più dura sarà il meteo" conferma Bernal prima di andarsi a studiare i 5700 metri di dislivello che aspettano lui e il resto della compagnia, con Crosetta, Fedaia, Pordoi e Giau serviti in sequenza. Da campione collaudato, con un Tour già vinto, sa cosa lo aspetta in giornate come questa, ma sa anche che il primo avversario non saranno né la salita e tantomeno la discesa, specialmente se non sarà asciutta: qui i conti prima di tutto deve farli con il mal di schiena, tenuto a bada finora sugli strappi corti, ma non ancora collaudato sulle scalate lunghe.

Che il Giro debba cambiare oggi o mai più è convinto Beppe Martinelli, quello che ne ha vinti più di tutti guidando campioni da Pantani a Contador fino a Nibali: anche lui pensa che per cambiar spartito serva una crisi di Bernal, intanto invita gli sfidanti a provocarla, cominciando dal suo Vlasov, uscito malconcio dall’esame Zoncolan. "Tappa che non mente: ci dirà se siamo competitivi o meno. Ora però la musica cambia, ci sono salite più lunghe e altitudini maggiori, qualcosa bisognerà studiare. Però io tifo anche italiano, mi piacerebbe che uno come Caruso alla fine salisse sul podio". C’è Caruso nella lista di chi va all’assalto di Bernal, ma prima di lui l’onore spetta a Simon Yates: il gemello inglese l’ha già fatto sabato, chiarendo al signore in rosa di esser pronto per battersi alla pari, come ci si aspettava alla vigilia dopo avergli visto vincere il Tour of The Alps con una gamba sola. A sentir lui, non gli manca la salute, semmai gli è venuto meno qualche avversario, come Soler e Landa, che in un’occasione così avrebbe potuto trasformarsi in alleato.

Chissà che non lo diventi Ciccone, desideroso prima di tutto di mantenere la sua buona posizione ed eventualmente migliorarla: da leader unico dopo l’uscita di scena di Nibali, anche lui inizia un altro Giro.