di Leo Turrini Sono passati settant’anni. Il compleanno della prima, leggendaria vittoria Ferrari in Formula Uno cade infatti il prossimo 14 luglio. Era il 1951. Il Drake di Maranello ancora aspettava il trionfo numero uno nei Gran Premi. Con le sue macchine aveva già dominato la 24 Ore di Le Mans. Ma il regno delle monoposto continuava a respingerne gli assalti. La Formula Uno dell’epoca coinvolgeva marchi come Alfa Romeo, Maserati, Talbot, Brm. Per la piccola casa di Maranello non era semplice conquistare uno spazio. Ma Enzo Ferrari era un tipo impaziente. Si era messo in proprio per non...

di Leo Turrini

Sono passati settant’anni. Il compleanno della prima, leggendaria vittoria Ferrari in Formula Uno cade infatti il prossimo 14 luglio.

Era il 1951. Il Drake di Maranello ancora aspettava il trionfo numero uno nei Gran Premi. Con le sue macchine aveva già dominato la 24 Ore di Le Mans. Ma il regno delle monoposto continuava a respingerne gli assalti.

La Formula Uno dell’epoca coinvolgeva marchi come Alfa Romeo, Maserati, Talbot, Brm. Per la piccola casa di Maranello non era semplice conquistare uno spazio. Ma Enzo Ferrari era un tipo impaziente. Si era messo in proprio per non sottostare più al giogo di Alfa Romeo, che pure lui stesso aveva reso popolarissima tra le due Guerre con la sua scuderia.

E venne finalmente il giorno della consacrazione. Il 14 luglio 1951 si correva il Gran Premio di Inghilterra a Silverstone, la’ dove fino a poco tempo prima c’era stata la base della aeronautica di Sua Maestà, impegnata nei duelli dei cieli contro l’aviazione nazista.

Stufo di sconfitte, Ferrari era andato a cercare in Argentina l’uomo giusto. Jose’ Froilan Gonzalez era nato ad Arrecifes nel 1922. Non era popolare come il connazionale Juan Manuel Fangio. Ma Fangio era sotto contratto con l’Alfa Romeo e dunque era l’uomo da battere.

Qui non è dato sapere se Gonzalez, detto El Cabezon per la notevole dimensione della circonferenza cranica, si rendesse conto di aver ricevuto in sorte dal destino un ruolo speciale. Forse per lui, venuto dalla Pampa, la Ferrari era una macchina come tutte le altre. O forse no.

A Silverstone, El Cabezon fu subito molto veloce. Ottenne la pole alla faccia di Fangio, ma la parte difficile doveva ancora cominciare.

Era la gara a spaventare i ferraristi. Non di rado limiti di affidabilità avevano ridimensionato le ambizioni del Cavallino.

Non quella volta. Non quel 14 luglio del 1951. Anniversario della presa della Bastiglia in Francia, ma stavolta simbolo di un altro tipo di conquista.

Gonzalez era un pilota molto tosto. Non subiva il carisma di Fangio. Anzi, se ne sentiva stimolato. Il loro era un derby, in stile River Plate-Boca Juniors.

Dopo una battaglia lunga novanta giri, dopo due ore, quarantaduenne minuti e diciotto secondi, El Cabezon sfrecciò per primo sotto la bandiera a scacchi. Fangio fu secondo a distanza di sicurezza, più di cinquanta secondi. A completare il podio fu un altro ferrarista, Gigi Villoresi.

A Maranello, chiuso in ufficio a godersi l’emozione, il Drake scrisse sul suo diario: “Oggi ho ucciso mia madre”. Si riferiva alla Alfa Romeo, finalmente sconfitta in un Gran Premio.

Jose Froilan Gonzalez non ebbe molte altre soddisfazioni, in carriera. Vinse soltanto un altro Gran Premio, ma con la Ferrari si aggiudicò anche una 24 Ore di Le Mans.

Ho avuto il piacere di incontrarlo a Maranello nel 1997. Era ospite d’onore per i cinquant’anni del Cavallino. Mi disse: “È un onore essere qui, in fondo tutto è cominciato con me quel giorno in Inghilterra “.

Jose Froilan Gonzalez si è spento nella sua Argentina nel 2013.