Edin Dzeko, 35 anni, segna di testa in solitudine il raddoppio contro lo Shakhtar Donetsk dopo il primo gol realizzato con un destro quasi dal limite
Edin Dzeko, 35 anni, segna di testa in solitudine il raddoppio contro lo Shakhtar Donetsk dopo il primo gol realizzato con un destro quasi dal limite
di Giulio Mola Missione compiuta. L’Inter abbatte il tabù Shakhtar Donetsk e dopo dieci anni approda agli ottavi di Champions League con un turno d’anticipo. Che non è solo una questione di prestigio sportivo ma anche vera e propria manna dal cielo per i bilanci, visto che nelle casse societarie entrano circa 20 milioni. Il giusto premio dopo un girone cominciato in salita ma che si chiude trionfalmente. Ieri sera nulla era scontato, perché c’era da superare la maledizione Shakhtar. Dopo tre 0-0 consecutivi fra le due squadre (66 tiri totali di cui 43 dei...

di Giulio Mola

Missione compiuta. L’Inter abbatte il tabù Shakhtar Donetsk e dopo dieci anni approda agli ottavi di Champions League con un turno d’anticipo. Che non è solo una questione di prestigio sportivo ma anche vera e propria manna dal cielo per i bilanci, visto che nelle casse societarie entrano circa 20 milioni. Il giusto premio dopo un girone cominciato in salita ma che si chiude trionfalmente.

Ieri sera nulla era scontato, perché c’era da superare la maledizione Shakhtar. Dopo tre 0-0 consecutivi fra le due squadre (66 tiri totali di cui 43 dei nerazzurri nelle ultime tre sfide) decisiva è stata la doppietta di Edin Dzeko nella ripresa: l’uno-due in una manciata di minuti ha messo al tappeto gli ucraini guidati da De Zerbi, squadra molto brasiliana, brava nel palleggio ma troppo leziosa.

Discorso a parte va fatto per l’Inter, che dopo aver piegato il Napoli capolista ottiene la terza vittoria di fila in Champions (non succedeva dal 2011) e un traguardo fondamentale. Tante volte si era detto negli ultimi anni: "A certi livelli in Europa serve un atteggiamento diverso". Eccolo qua. Tutti serviti (compreso Antonio Conte che aveva considerato la squadra "non alla sua altezza"). E non solo per il successo, ma per come è stata ottenuto: l’atteggiamento c’è stato, l’intensità pure, le occasioni anche, il gioco è stato brillante.

Due bellissime reti, altre due annullate, Trubin il migliore in campo e altri tre punti che sommati ai precedenti 7 portano a 10 il bottino. Di più: se ieri il primo tempo fosse finito 4-0 ci sarebbe stato poco da dire viste le grandi opportunità fallite da Barella, Ranocchia e soprattutto Dzeko. In realtà un gol l’Inter l’aveva pure realizzato con Perisic, ma l’assist-man Darmian era stato pizzicato con un tacco in fuorigioco.

Nella ripresa, però, i nerazzurri dopo aver annusato il vantaggio con Lautaro Martinez (rete annullata per una spinta a Matvyenko) chiudevano i conti fra il 16’ e il 21’ proprio grazie a due acuti del bosniaco, bravo a raccogliere prima una palla vagante in area colpita da Darmian e poi a insaccare di testa su perfetto cross di Perisic. "L’Inter mi ha preso per questo e io sto cercando di dare il mio contributo – il realismo del bomber a fine match –. Nel primo tempo abbiamo sbagliato tanto, ma anche il portiere è stato bravo. Bisognava avere pazienza, ho imparato che quando si sbaglia non bisogna mai abbassare la testa".

Se Dzeko è stato l’eroe della serata dopo aver raggiunto i cinquanta gol in Europa, impossibile non sottolineare l’ennesima prestazione maiuscola di Darmian, Calhanoglu e soprattutto Perisic: il croato è la prova vivente che non è mai troppo tardi per dare una svolta alla propria vita, in questo caso alla propria carriera. Straripante. Dopo Barella e Lautaro Martinez sarebbe più che mai opportuno rinnovare anche a lui il contratto. L’Inter ne ha davvero bisogno.