di Mattia Todisco Meglio di così era difficile partire. Quattro a zero a un Genoa reso arrendevole fin dalle prime battute dai campioni d’Italia, la prima Inter di Simone Inzaghi in Serie A. Il ritorno nel Meazza col pubblico, che si è goduto un bello spettacolo. Una formazione che non ha intenzione di abdicare e lo mostra fin dalla prima occasione, mettendo sul tavolo un poker che ha tante facce. Intanto perché i marcatori sono tutti diversi: Skriniar, Calhanoglu, Vidal, Dzeko. Poi perché è complicato trovare chi stona, giusto Sensi non riesce a sfruttare la...

di Mattia Todisco

Meglio di così era difficile partire. Quattro a zero a un Genoa reso arrendevole fin dalle prime battute dai campioni d’Italia, la prima Inter di Simone Inzaghi in Serie A. Il ritorno nel Meazza col pubblico, che si è goduto un bello spettacolo. Una formazione che non ha intenzione di abdicare e lo mostra fin dalla prima occasione, mettendo sul tavolo un poker che ha tante facce. Intanto perché i marcatori sono tutti diversi: Skriniar, Calhanoglu, Vidal, Dzeko. Poi perché è complicato trovare chi stona, giusto Sensi non riesce a sfruttare la chance agendo da trequartista, ma il resto della truppa mette la prima tacca tra le prestazioni positive. Aver vinto uno scudetto sembra aver dato allo zoccolo duro certezze importanti e scioltezza nell’agire. "Abbiamo cominciato nel migliore dei modi davanti ai nostri tifosi che sono potuti tornare allo stadio", ammette Inzaghi a fine gara. Il tecnico prova a dribblare l’assegnazione della palma di migliore, obiettivamente proprietà di Hakan Calhanoglu dopo un gol, un assist e una standing ovation all’uscita dal campo. "È un grandissimo giocatore, unisce qualità e quantità, ha corso tantissimo ma sarebbe riduttivo parlare solo di lui", è l’analisi.

In effetti, come detto, a impressionare è l’orchestra. Il modo in cui Dzeko si è immediatamente integrato, la forma subito straripante di Skriniar, la personalità sempre più dominante di Barella. "È stato bello vedere la squadra - aggiunge ancora l’allenatore - e mancavano alcuni giocatori tra cui Lautaro, oltre a un altro attaccante che arriverà". Non sarà probabilmente Marcus Thuram, ieri impegnato in Bayer Leverkusen- Borussia Moenchengladbach e uscito dal campo per un problema al ginocchio. Le prime notizie non sono confortanti, il francese potrebbe fermarsi per qualche tempo e questo vorrebbe dire mettere la parola fine sulle intenzioni di trasferimento a Milano.

Si spalancherebbero così le porte per Joaquin Correa, l’altro attaccante che con Thuram era in ballottaggio per completare la rosa interista. Il direttore sportivo della Lazio, Ighli Tare, ieri ha negato che ci sia stata una trattativa in questi giorni. In effetti un affondo vero e proprio non c’è stato, i dirigenti nerazzurri hanno parlato soprattutto con l’agente Alessandro Lucci, ma sembavano orientati più verso Thuram. Quanto sta accadendo dimostra una volta di più le difficoltà conseguenti al repentino addio di Lukaku. "Devo dire che davanti ad una decisione così esplicita da parte di un giocatore che vuole andare via non c’è società che riesca a trattenere il giocatore - ha spiegato ieri Marotta -. Questa poi è diventata un’opportunità perché ha dato la possibilità al club di mettere in sicurezza finanziaria il bilancio. Lautaro? Fa parte di quella categoria di calciatori che esplicitamente è voluto rimanere con noi. Pur avendo offerte da parte di altri club".