di Paolo Grilli Ora la metamorfosi-lampo è completa. In sedici giorni la Juve è passata dai ritmi lenti e oscuri di Coppa a una nuova e pulsante dimostrazione di forza. Se non siamo al vero Sarrismo, manca poco. La palla ora gira rapida, decisa, programmata. E il derby va in archivio con la prevista dote dei tre punti, oltre che con le ormai abituali prodezze di Dybala e Ronaldo. Siamo a cinque gare di fila a segno per la Joya, compresa quella con l’Inter pre-lockdown. Nelle ultime 4 di campionato, quelle dopo il grande stop, anche Ronaldo ha sempre siglato insieme all’argentino. Se qualcuno aveva dubbi sulla vera compatibilità dei due, ora sono le cifre a stopparli brutalmente. Sono stati Paulo e Cristiano i veri cerimonieri per la grande festa di...

di Paolo Grilli

Ora la metamorfosi-lampo è completa. In sedici giorni la Juve è passata dai ritmi lenti e oscuri di Coppa a una nuova e pulsante dimostrazione di forza. Se non siamo al vero Sarrismo, manca poco. La palla ora gira rapida, decisa, programmata. E il derby va in archivio con la prevista dote dei tre punti, oltre che con le ormai abituali prodezze di Dybala e Ronaldo. Siamo a cinque gare di fila a segno per la Joya, compresa quella con l’Inter pre-lockdown. Nelle ultime 4 di campionato, quelle dopo il grande stop, anche Ronaldo ha sempre siglato insieme all’argentino. Se qualcuno aveva dubbi sulla vera compatibilità dei due, ora sono le cifre a stopparli brutalmente. Sono stati Paulo e Cristiano i veri cerimonieri per la grande festa di Buffon, a quota 648 presenze in A superando un altro mito del nostro calcio, Paolo Maldini.

Buffon ha onorato la chance datagli da Sarri con una prestazione degna del suo nome, non sbagliando praticamente nulla. Chissà quanto avrebbe voluto vedere un Allianz Stadium stracolmo per gioire insieme a tutti i suoi tifosi. Poco male, in fondo, perché la sua carriera vivrà di un un altro anno, il diciannovesimo, alla Signora.

Il poker finale dei bianconeri (in gol anche Cuadrado, poi l’autorete di Djidji ha chiuso del tutto la contesa) ha vissuto dieci soli minuti di ombra tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo. Il Toro è riuscito caparbiamente a mettere fuori la testa e con Belotti, su rigore, ha accorciato momentaneamente le distanze. Prima e dopo, un dominio bianconero che avrebbe giustificato anche un punteggio più largo.

Questa Signora recita il suo copione con sempre maggiore disinvoltura. La fluidità ora è garantita, così come lo sono le prodezze dei primi violini. I granata hanno messo sul campo tutta la loro voglia, potendo opporre ai bianconeri soprattutto un’invidiabile compattezza a centrocampo. Ma poi la coperta corta usata nel torrido pomeriggio di Torino ha mostrato tutti i suoi limiti. E nulla, la squadra di Longo, ha potuto fare quando le stelle bianconere hanno affondato il colpo.

Dopo il lockdown (e la dimenticabile Coppa Italia di preparazione) la Signora ha messo insieme quattro vittorie facendo 13 gol e subendone appena due.

Sono numeri che ora, per la Juve, disegnano una situazione molto più compatibile con il sogno scudetto. Certo la sfida di martedì a San Siro col Milan senza Dybala e De Ligt squalificati sarà uno spartiacque importante verso la sfida diretta con la Lazio e l’obiettivo del nono titolo consecutivo. Ma ora le sicurezze in casa Juve si moltiplicano. Non solo perché la solidità dietro, adesso, è a tutta prova. Ma perché il dream team sembra padroneggiare le situazioni nel corso di tutta la gara.

E’ nella ripresa che la potenza di fuoco di Sarri si palesa con maggiore evidenza. Douglas Costa è diventato l’uomo ideale per colpire squadre già all’angolo. Anche ieri ha abbagliato con la sua velocità, andando vicino al gol in almeno tre occasioni. Pure il vigore di Higuain può rivelarsi decisivo nella grande volata. Il Pipita sembra essersi adattato senza patemi al ruolo di subentrante di lusso.

Ora come non mai la Juve pare possedere un carnet di soluzioni che le altre nemmeno possono permettersi di sognare. Sarri le sta sfruttando senza però rinunciare a schierare un undici che si è ormai delineato come quello titolare. Se Ronaldo poi ha rotto il tabù-punizioni in bianconero al 43esimo tentativo, c’è un altro motivo per sorridere col vento in poppa.

Nell’ensemble finalmente decollato a livello di gioco spicca sempre più Bentancur. Difficilmente lo vedremo regalare prodezze in futuro. Ma il modo elegante e deciso con cui tiene insieme tutti i reparti è già qualcosa di spettacolare. Anche quando Pjanic partirà, e Arthur sarà da lanciare, la Signora potrà stare tranquilla.