Oriali, Conte e Zanetti: sembra passata una vita, era il 24 maggio
Oriali, Conte e Zanetti: sembra passata una vita, era il 24 maggio
di Giulio Mola e Mattia Todisco La notizia era nell’aria da alcune settimane e dovrebbe essere ufficializzata nei prossimi giorni: dopo Antonio Conte rischia di lasciare l’Inter Lele Oriali. Ma se per l’allenatore si era trattato di una risoluzione consensuale, il "first team technical manager" rischia di pagare la sua limpida e decisa presa di posizione nei confronti del club, espressa in un’intervista lo scorso maggio, subito dopo la conquista dello scudetto. "Sono preoccupato perché non c’è un programma", il concetto liofilizzato di quello sfogo, in cui si accusava la società di non aver...

di Giulio Mola

e Mattia Todisco

La notizia era nell’aria da alcune settimane e dovrebbe essere ufficializzata nei prossimi giorni: dopo Antonio Conte rischia di lasciare l’Inter Lele Oriali. Ma se per l’allenatore si era trattato di una risoluzione consensuale, il "first team technical manager" rischia di pagare la sua limpida e decisa presa di posizione nei confronti del club, espressa in un’intervista lo scorso maggio, subito dopo la conquista dello scudetto. "Sono preoccupato perché non c’è un programma", il concetto liofilizzato di quello sfogo, in cui si accusava la società di non aver neppure deciso sede e date del ritiro. Parole per nulla gradite dalla proprietà. E poco importa che fossero state pronunciate da un’icona nerazzurra. Oriali, che ha il contratto in scadenza nel 2022 con i neo campioni d’Italia, non dice mai nulla per caso: l’addio di Conte aveva raffreddato il suo entusiasmo ma non l’amore verso il club dove sarebbe rimasto a vita, e solo l’impegno con la Nazionale era riuscito a distrarlo in un periodo così delicato. E invece l’Inter (che pensa di sostituire Lele con un’altra "bandiera storica", Riccardo Ferri, scelta già avallata da Simone Inzaghi) pare abbia davvero deciso di recidere i legami col passato: Oriali sarebbe diventato improvvisamente scomodo avendo detto ciò che tutti pensano e molti sanno, proprio in un momento in cui pare ancora più incerto il riassetto azionario a cui sta andando incontro la proprietà cinese. L’ingresso in Suning.com di Alibaba Group e del governo provinciale di Jiangsu, anticipato da Bloomberg, alimenta i dubbi sul futuro dei nerazzurri. Da Nanchino a Milano, le voci si rincorrono impazzite, tant’è che è ricominciata a circolare l’indiscrezione di una possibile vendita del club, malgrado la famiglia Zhang abbia smentito un disimpegno, soprattutto dopo aver ottenuto nel mese di maggio un prestito di 275 milioni dal fondo Usa Oaktree per sistemare i problemi di cassa. In attesa di capire cosa accadrà a livello societario, non è difficile percepire che ci si debba aspettare un mercato da "lacrime e sangue". La conferma arriva dalle mosse degli ultimi giorni: se da una parte Hakimi è pronto a volare a Parigi per una cifra vicina ai 70 milioni, dall’altra è stata chiesta all’Arsenal la disponibilità a un prestito con diritto di riscatto per arrivare al suo sostituto Hector Bellerin (i gunners hanno aperto alla soluzione). "Siamo in dirittura d’arrivo – ha confermato l’ad Marotta a Sky riguardo alla cessione di Hakimi – Un trasferimento doloroso, ma devo interpretare le linee guida della proprietà. Per il resto vorremmo mantenere l’organico. Grandi esborsi non ce ne saranno". Nel frattempo si procede coi rinnovi dei contratti. Salutato Ashley Young, hanno rifirmato Aleksandar Kolarov, Andrea Ranocchia e Danilo D’Ambrosio, l’unico che dovrebbe continuare a guadagnare circa 2 milioni netti l’anno, gli altri hanno accettato una riduzione. Abbassare il monte-stipendi almeno del 15% era uno dei primi obiettivi di Zhang.