di Leo Turrini Come i dieci piccoli indiani. O meglio: come dieci grandi italiani a trecento all’ora. È in arrivo, tra Bahrain e Qatar, il week end che inaugura il mondiale della F1 e della MotoGp. Dalla Ferrari alla Ducati, simboli di una eccellenza patriottica, promesse e speranze nel grande frullatore della velocità. Con dieci storie da raccontare. John Elkann. Quando Sergio Marchionne entrò in agonia era luglio del 2018. E la Ferrari era in testa sia tra i piloti, con Vettel, che tra i costruttori. Qualcuno oggi dice che proprio gli eccessi del top manager abbiano determinato il successivo tracollo della Rossa, ma la faccia...

di Leo Turrini

Come i dieci piccoli indiani. O meglio: come dieci grandi italiani a trecento all’ora. È in arrivo, tra Bahrain e Qatar, il week end che inaugura il mondiale della F1 e della MotoGp. Dalla Ferrari alla Ducati, simboli di una eccellenza patriottica, promesse e speranze nel grande frullatore della velocità. Con dieci storie da raccontare.

John Elkann. Quando Sergio Marchionne entrò in agonia era luglio del 2018. E la Ferrari era in testa sia tra i piloti, con Vettel, che tra i costruttori. Qualcuno oggi dice che proprio gli eccessi del top manager abbiano determinato il successivo tracollo della Rossa, ma la faccia della sconfitta è quella dell’attuale presidente. Che ha tanto bisogno di qualche segnale di ripresa, anche per l’immagine personale. Aspettative 2021: basse (purtroppo).

Mattia Binotto. Vedi sopra. È il capo del reparto corse del Cavallino dal 2019. Si suicidò con una intervista nella quale prometteva una nuova era Ferrari. Da allora, per tanti motivi, una crisi infinita. Gli servirebbero consiglieri capaci, dovrebbe cercarli. Adesso si gioca il posto, perché un disastro in stile 2020 non sarebbe tollerato. Aspettative: basse.

Stefano Domenicali. Il nuovo Ecclestone è di Imola. Deve riqualificare l’offerta, modernizzando il prodotto senza umiliarne le origini. È partito bene, ma tantissimo resta da fare. Aspettative: altissime.

Antonio Giovinazzi. Sempre l’unico “azzurro” sulla griglia di partenza. Da proteggere come un panda. Guida l’Alfa Romeo e non si sente inferiore a Sainz, che gli è stato preferito in Ferrari. Aspettative: discrete.

Davide Brivio. La sua è la storia più curiosa. Già mentore di Valentino Rossi, ha vinto nel 2020 il titolo in MotoGp con la Suzuki di Mir. Un altro italiano, il potentissimo Luca De Meo, ceo Renault, gli ha affidato in F1 il marchio Alpine con il rientrante Alonso al volante. Due ruote non sono quattro, ma un manager bravo è bravo ovunque. Aspettative: discrete.

Valentino Rossi. Tanto, che te lo dico a fare? C’è ancora e non importa che sia “sceso” al team satellite di Yamaha. Un mito è per sempre. Aspettative: quello che viene va bene, alla sua età.

Massimo Rivola. Capo della Aprilia in MotoGp. Già ds della Ferrari con radici in Minardi, è uno dei tanti ex rimpianti a Maranello. Non a caso ha portato in Aprilia ingegneri di scuola Rossa. Tenterà di convincere Dovizioso a sposare il progetto. Aspettative: discrete.

Luca Marini. Fratello di. Una volta lo si indicava così, essendo appunto il piccolo “Brother” di Valentino. Ma la stoffa c’è. Debutta in MotoGp con la Ducati. Auguri, magari sta davanti al capo famiglia. Aspettative: discrete.

Franco Morbidelli. Un 2020 clamoroso con la Yamaha. Spesso davanti a Quartararo e a Vinales. Allievo di Rossi, oggi suo compagno di scuderia. Tutti pensano possa vincere il mondiale e non hanno torto. Aspettative: altissime.

B&B. Sono partito da dieci ma facciamo dieci più uno, chiudendo con la doppia B di Pecco Bagnaia ed Enea Bastianini. Il primo chiamato alla consacrazione, il secondo fresco iridato di Moto2, entrambi in MotoGp con la Ducati, che batte strade nuove dopo l’addio a Dovizioso. Alla Rossa di Borgo Panigale, come alla Rossa di Maranello, auguri di cuore.