Leo Turrini

Forse ancora non ce ne siamo resi conto. Eppure, quella di venerdì prossimo fra l’Italia e la Svizzera sarà la partita più importante dell’anno. Almeno per chi ha a cuore le sorti della nazionale. Soprattutto, per tutti quelli che si ostinano a considerare una ferita ancora non rimarginata l’incredibile assenza della squadra azzurra al torneo iridato di Russia nel 2018. Di più: considerati i fallimenti del 2010 e del 2014, chi ha quasi vent’anni non ha memoria di una Italia protagonista sul più importante palcoscenico calcistico. Il Mondiale, questo sconosciuto! Intuisco l’obiezione del lettore: eh, ma abbiamo vinto l’Europeo nella notte di Wembley. Giusta osservazione e infatti non sarebbe serio dimenticare l’impresa del gruppo guidato da Roberto Mancini. Ma, proprio per questo, lo spareggio contro gli elvetici acquista un significato speciale. In breve e al netto di qualunque trombonaggine: qui si tratta di dare un senso al miracolo estivo. Qui siamo, pretendendo di evitare la dannata tagliola dei play off, al dentro o fuori. Siamo, come canterebbe Antonello Venditti, ad una lunga notte prima degli esami.

Segue all’interno