Riccardo Galli

Punto primo: tutti vogliamo e vorremmo continuare a sognare con Valentino Rossi. Perchè, bisogna essere obiettivi e sinceri: la MotoGp senza di lui sarà un’altra MotoGp.

Punto numero due: nonostante questa visione di uno sport destinato a traformarsi (in peggio) senza la sua Leggenda, nessuno può e deve sentirsi autorizzato a pressare su Rossi, chiamato a prendere una decisione più difficile dei mille duelli e sportellate vissuti contro Biaggi, Lorenzo, Marquez e chi più ne ha più ne metta.

No, la passione e le ambizioni di spettacolo del principe arabo o la fretta (interessata) della Yamana non possono essere la chiave di un momento che Valentino deve vivere come suo. Esclusivamente suo. Questa volta non si tratta di discutere un contratto, di valutare un effetto mediatico, di concentrarsi su una gara che può valere un titolo. Questa volta Rossi deve decidere se chiudere un libro di storia tremendamente bello, infinito e segnato da capitoli che hanno fatto piangere, esaltare, gioire, sorridere, arrabbiare il mondo intero.

Questa volta Valentino deve capire se il suo divertirsi in sella può combaciare con risultati che non regalano più emozioni. Deve capire se la metà del 2021, che è andata così male, è una fotografia amara e reale, oppure ci sono margini per disegnarsi un riscatto.

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