Da sinistra Theo e Lucas Hernandez, 24 e 25 anni, dopo la vittoria della Francia contro il Belgio decisa da un gol del più giovane.
Da sinistra Theo e Lucas Hernandez, 24 e 25 anni, dopo la vittoria della Francia contro il Belgio decisa da un gol del più giovane.
di Paolo Franci Gemelli per niente diversi. Che poi gemelli non sono. Quelli, strafamosi, sono i De Boer o, sempre in Olanda le leggende dell’Arancia Meccanica di Cruijff e Rinus Michels, i due Van de Kerkhof. Però, come gli olandesi e pochi altri al mondo nella storia del pallone, vestono la stessa maglia. E mica di un club. Della Nazionale. Anzi, La Nazionale, con la maiuscola perché è campione del mondo in carica, la Francia. E’ la storia, bellissima, di Lucas e Theo – 25 e 24 anni – che di cognome fanno Hernandez, il primo al Bayern il secondo al Milan, entrambi schierati da Didier Deschamps nella semifinale di Nations League vinta contro...

di Paolo Franci

Gemelli per niente diversi. Che poi gemelli non sono. Quelli, strafamosi, sono i De Boer o, sempre in Olanda le leggende dell’Arancia Meccanica di Cruijff e Rinus Michels, i due Van de Kerkhof. Però, come gli olandesi e pochi altri al mondo nella storia del pallone, vestono la stessa maglia. E mica di un club. Della Nazionale. Anzi, La Nazionale, con la maiuscola perché è campione del mondo in carica, la Francia.

E’ la storia, bellissima, di Lucas e Theo – 25 e 24 anni – che di cognome fanno Hernandez, il primo al Bayern il secondo al Milan, entrambi schierati da Didier Deschamps nella semifinale di Nations League vinta contro il Belgio dopo una rimonta da urlo. E decisa da una staffilata di Theo – favola nella favola – ormai a tempo scaduto. Si trattava per il rossonero della seconda presenza in carriera dopo il match con la Finlandia del 7 settembre scorso (il fratello non c’era), Lucas invece è campione del mondo in carica e, pur molto giovane, è già un veterano dei Bleus.

Theo e Lucas sono francesi di Marsiglia, ma cresciuti nel sogno a strisce biancorosse dei Colchoneros, l’Atletico Madrid. Perché è lì che sono sbocciati in una storia incastonata nei sacrifici di mamma Laurence Py, una delle tante madri coraggio che hanno fatto rotolare il pallone in salita pur di coronare il sogno dei figlioletti. Lauren è una mamma single che si è divisa tra lavoro e figli, instancabile come solo certe madri riescono ad essere, e che, recentemente in un’intervista a L’Equipe, ha raccontato come Theo fosse un predestinato mentre Lucas è l’eroe per caso.

"Il trasferimento all’Atletico Madrid di Lucas – ha raccontato mamma Laurence – è stato una coincidenza. Il club aveva chiamato Theo per un provino e quel giorno, non sapendo a chi lasciare Lucas, l’ho portato con noi e lui si è messo a giocare lì accanto. Uno dei tecnici lo ha notato, chiedendomi se fosse mio figlio e alla fine li hanno tesserati entrambi!".

Non ci fosse stata lei, Lauren, la Francia oggi non avrebbe due fratelli in Bleus a distanza di 47 anni, quando Hervè e Patrick Revelli nel 1974 e due anni prima di giocare la finale di Coppa Campioni contro il Bayern vestirono la maglia del galletto d’oro. Eh sì, perché mamma Hernandez s’è ritrovata in guai seri a causa di un marito incapace di tenersi a galla nei fatti della vita. "Lucas e Theo hanno avuto la vita difficile per via del loro papà, un giorno arriva a casa la polizia con un agente giudiziario: suo marito è pieno debiti e non riesce a pagarli, mi dispiace ma dobbiamo sequestrare...". Le portano via tutto o quasi e le danno 24 ore per caricare quel poco che le resta in auto e andarsene: sfratto immediato. "Ho messo il possibile in auto, soprattutto la roba dei bambini" e da lì in un piccolo, modesto albergo e in una stanza minuscola nella quale vivranno per mesi.

"Non abbiamo avuto un’infanzia molto facile, ma volevamo diventare quello che siamo oggi e ci siamo riusciti", ha detto Lucas. E Theo lo ha seguito, come fa da 24 anni: "Cos’altro aggiungere rispetto a quello che dice Lucas? Da piccoli non abbiamo avuto vita facile. Non finiremo mai di ringraziare la mamma che è stata sempre presente nei momenti belli e brutti. Faceva tutto lei. E’ una mamma super...". Deschamps ringrazia sentitamente.