Giuseppe Tassi

Strabismo da derby. Non è facile giocare la Champions con un occhio rivolto al duello rusticano di domenica a San Siro. Lo sa bene il Milan, che tiene in cassaforte il più a lungo possibile i suoi pezzi pregiati (Kessie e Ibrahimovic) e concede campo e vantaggio al Porto. Aggressivi ed eleganti nel palleggio, i portoghesi rivelano i limiti europei della capolista (3 sconfitte e 1 pari).

Un Diavolo tremebondo e irriconoscibile quello del primo tempo: scarsa concentrazione e svagatezza inspiegabile, figlia di un retropensiero ingombrante che porta al derby e allo scudetto, vero traguardo dei rossoneri. Il pareggio firmato nella ripresa salva la faccia al Milan, e grazie al Liverpool tiene aperta una speranza minima in Champions per Pioli.

Se la gioca in modo più gagliardo Inzaghi, che risparmia Calhanoglu e Perisic, ma trova in Brozovic l’uomo partita e in Vidal un guerriero instancabile che cattura palloni in gran copia. È il croato, gigantesco in ogni zona del campo, a far saltare il catenaccio a doppia mandata degli Sceriffi di Tiraspol. E’ un’Inter che vuole l’Europa ad ogni costo con il 3-0 finale gonfiato da Skriniar e Sanchez. La prospettiva del derby non frena la forza costruttiva della squadra né la sua fresca vitalità.

Energie bruciate in gran copia e 7 punti da rimontare al nemico Milan. Ma l’entusiasmo è una molla magica e Inzaghi è pronto a cavalcarlo.