di Leo Turrini Per gli italiani usciti dalla Seconda Guerra Mondiale, l’Olimpiade di Cortina rappresentò simbolicamente la ripartenza. Era il 1956: fu quell’evento, per intere generazioni, ad indicare il futuro che si liberava definitivamente di un passato tragico. Guardavo ieri sera la cerimonia inaugurale dei mondiali di sci alpino e ritrovavo, idealmente, il ricordo di “quella” Cortina, nel racconto dei nonni e dei genitori. Certo, è cambiato tutto. Certo, bisogna girare al largo dalla trappola della nostalgia che distilla la retorica da quattro palle un soldo. Nemmeno sono...

di Leo

Turrini

Per gli italiani usciti dalla Seconda Guerra Mondiale, l’Olimpiade di Cortina rappresentò simbolicamente la ripartenza. Era il 1956: fu quell’evento, per intere generazioni, ad indicare il futuro che si liberava definitivamente di un passato tragico.

Guardavo ieri sera la cerimonia inaugurale dei mondiali di sci alpino e ritrovavo, idealmente, il ricordo di “quella” Cortina, nel racconto dei nonni e dei genitori. Certo, è cambiato tutto. Certo, bisogna girare al largo dalla trappola della nostalgia che distilla la retorica da quattro palle un soldo. Nemmeno sono tanto sicuro che ci abbia giovato, in questo straziante periodo di pandemia, il continuo riferimento alle remote sofferenze belliche: lo dimostra il fatto che proprio non è vero che siamo diventati più buoni...

Eppure. Eppure, con il suo mondiale di sci alpino, allestito a dispetto di un disagio collettivo che nemmeno deve essere spiegato, eppure, ecco, Cortina riaccende una luce. Si fa carico di offrire una prospettiva. Non moriremo chiusi in casa! Esiste la possibilità di individuare un punto di equilibrio tra angoscia e illusione.

Io le “leggo” così, queste due settimane di discese e di giganti, di slalom e di combinate. L’Italia ospita sulle nevi delle Dolomiti un evento planetario. Ci voleva coraggio, per accogliere i rappresentanti di settantuno paesi. Sono arrivati atleti da Haiti, dall’Iran, dalla Bolivia, da Tonga, dal Kenia, da Timor Est. È arrivata una grande ex come Tina Maze, la fuoriclasse slovena, ad interpretare la regina del Carnevale di Venezia. E in video si è presentata anche Sofia Goggia, fermata dal destino ingrato sul più bello.

C’erano e ci sono tutti. Fra tamponi, test sierologici, protocolli, mascherine: accarezzando il sogno di una normalità che prima o poi riconquisteremo.

La normalità, sì. Ancora relegata ai margini della quotidianità dalle insidie del virus: ma piano piano la recupereremo. Anche grazie ad un mondiale senza pubblico, senza quelle platee che si emozionavano per le imprese di Zeno Colo’, di Gustavo Thoeni, di Pierino Gros, di Alberto Tomba, di Deborah Compagnoni. Voglio dire questo. Non saranno tristezze e malinconie a vincere, a Cortina. Guarderemo da lontano le gare iridate, immaginandole come prologo di un’altra storia. Quella datata 2026, quando l’Italia delle Dolomiti e di Milano accoglierà un’altra Olimpiade invernale. Ed è lecito sperare nella esistenza di una continuità virtuosa tra gli investimenti di oggi e gli investimenti di domani. Perché di questo abbiamo bisogno, nel nostro precario presente: di esempi. Di buoni esempi.

Va bene, va bene, domando scusa: avevo promesso al lettore di non scivolare nelle frasi fatte e invece! Ma insomma, da oggi parleranno i risultati, gli ordini d’arrivo, il medagliere. Si comincia stamattina con la combinata femminile, Marta Bassino e Federica Brignone caleranno la prima carta.

Una Cortina tinta di azzurro è forse più di una ipotesi.