Ciro Immobile, 31 anni, festeggiato da Lorenzo Insigne (30), suo grande amico e compagno in Nazionale
Ciro Immobile, 31 anni, festeggiato da Lorenzo Insigne (30), suo grande amico e compagno in Nazionale
di Gianmarco Marchini Dalla Svezia alla Turchia, senza muoversi dall’Italia. Un viaggio della mente, a bordo di pensieri che possono correre veloce, difficili da frenare. Come dopo la disfatta in quell’autunno 2017, il letargo più profondo della recente storia recente. Un mondiale mancato è una ferita popolare che non si chiude più, un fallimento che si consegna alla storia. Con la faccia di Ciro Immobile sbattuta in prima pagina. Perché è ovvio che il dito venga puntato contro gli attaccanti se non segni quell’unico gol...

di Gianmarco Marchini

Dalla Svezia alla Turchia, senza muoversi dall’Italia. Un viaggio della mente, a bordo di pensieri che possono correre veloce, difficili da frenare. Come dopo la disfatta in quell’autunno 2017, il letargo più profondo della recente storia recente. Un mondiale mancato è una ferita popolare che non si chiude più, un fallimento che si consegna alla storia. Con la faccia di Ciro Immobile sbattuta in prima pagina. Perché è ovvio che il dito venga puntato contro gli attaccanti se non segni quell’unico gol che separa l’inferno dal paradiso.

Non è all’altezza dei grandi centravanti azzurri: piovvero sentenze nette contro di lui che, in quella maledetta notte di San Siro, restò in campo tutti i novanta minuti di quell’agonia sportiva, dannandosi l’anima, ma senza trovare la soluzione, in quelle partite che diventano un labirinto da cui è impossibile uscire.

La Svezia è un incubo immortalato nei suoi ricordi. Ma ora le strade del pallone consegnano una possibilità unica: provare a vincere l’Europeo che ci manca dal 1968. Due maledizioni da cancellare al prezzo di una: offerta irrinunciabile. E, infatti, Immobile non vuole perdersi questa seconda chance per nessuna ragione al mondo.

Domani sera sarà lui a guidare l’attacco della giovane Italia di Roberto Mancini nel debutto contro la Turchia. Ciro partiva già avanti nel ballottaggio con Andrea Belotti e il gol nell’ultimo test con la Repubblica Ceca ha confermato che il centravanti della Lazio attraversa un buon momento: arriva con il mood giusto al grande appuntamento. Nonostante la stagione con i biancocelesti sia stata al di sotto delle aspettative: 25 gol in 41 presenze, contro i 39 in 44 dell’anno prima che gli erano valsi la ’Scarpa d’Oro’, battendo in volata Sua Maestà Lewandowski. Un primo riscatto, una prima grande rivincita verso chi ha sempre ritenuto Ciro Immobile

da Torre Annunziata un attaccante non di caratura internazionale. Ha fallito sia al Dortmund che al Siviglia, ricordano spesso i suoi detrattori.

E’ vero, ma si tratta di una storia ormai vecchia, di cinque-sei anni fa. Nel frattempo, l’ex "guaglione" del Pescara champagne di Zeman è diventato un uomo. E’ calcisticamente esploso a Roma, sotto l’ala protettiva di Simone Inzaghi, come un fratello maggiore per lui. Alla Lazio, Immobile ha compiuto un percorso di maturazione importantissimo: lungo cinque anni e condito da 150 gol in 219 presenze. Centocinquanta bricioline di pane sul suo percorso. Per ricordarsi sempre da dove arriva e non perdere più la strada.

Ciro ora è consapevole e si sente pronto per riprendere quel discorso interrotto nel modo peggiore quel 13 novembre 2017.