di Enrico Agnessi Manca ormai meno di un mese al bis del piatto più gustoso, atteso 14 anni, e piombato quasi all’improvviso su una tavola rimasta apparecchiata dall’ultimo Gp di San Marino del 2006. Imola ha ancora fame di Formula 1. La città e il suo Autodromo, nonostante l’ormai scontata chiusura al pubblico della gara, vogliono scordarsi almeno per un weekend la pandemia e riabbracciare, dal 16 al 18 aprile, il grande Circus. Asfalto, cordoli e tribune: l’impianto è tirato a lucido e anzi sarebbe stato pronto, stavolta come in occasione dello storico ritorno del 1° novembre 2020, a ospitare in sicurezza almeno una piccola parte di spettatori. Al netto...

di Enrico Agnessi

Manca ormai meno di un mese al bis del piatto più gustoso, atteso 14 anni, e piombato quasi all’improvviso su una tavola rimasta apparecchiata dall’ultimo Gp di San Marino del 2006. Imola ha ancora fame di Formula 1. La città e il suo Autodromo, nonostante l’ormai scontata chiusura al pubblico della gara, vogliono scordarsi almeno per un weekend la pandemia e riabbracciare, dal 16 al 18 aprile, il grande Circus.

Asfalto, cordoli e tribune: l’impianto è tirato a lucido e anzi sarebbe stato pronto, stavolta come in occasione dello storico ritorno del 1° novembre 2020, a ospitare in sicurezza almeno una piccola parte di spettatori. Al netto di cambi di rotta tanto repentini quanto improbabili, così non sarà: ci si dovrà accontentare (zone a colori permettendo) di sbirciare da fuori come accaduto lo scorso autunno. Lo sanno Comune, Con.Ami (consorzio pubblico al quale il Municipio ha affidato la guida del circuito) e Formula Imola, società che gestisce l’attività del tracciato intitolato a Enzo e Dino Ferrari.

Ogni curva dell’Autodromo costruito sulle sponde del Santerno negli anni Cinquanta, grazie a un’intuizione geniale di Checco Costa, è una pagina di storia di questo sport. Fare un giro qui vuol dire percorrere (in senso rigorosamente antiorario) un viale dei ricordi lungo cinque chilometri. Dopo la partenza, ecco il Tamburello, la Variante Villeneuve e la Tosa. A quel punto, su in salita fino alla Piratella, per poi scollinare alle Acque minerali. E ancora la Variante Alta, per poi andare giù dritto al cospetto della Rivazza, fino al 2006 tempio dei tifosi di quella Ferrari che ora vogliono una stagione diversa da quella da poco conclusa.

Due segnali che la dicono lunga su quanto, al di là di tutto, l’evento sia atteso tanto dagli imolesi quanto dagli appassionati non autoctoni. Il primo: in città, le belle luminarie comparse nei mesi scorsi in centro storico in vista del ritorno della Formula 1, formate dalle parole di Ayrton Senna, sono ancora al loro posto. Andranno all’asta (per beneficienza) solo dopo questa gara-bis primaverile, che arriva in un periodo solitamente appannaggio dei vecchi Gp di San Marino. Seconda spia di un’attenzione sempre alta nei confronti di Imola: in questi giorni, sul sito F1authentics.com, portale ufficiale del Mondiale specializzato nel commercio dei memorabilia legati al Circus, è stata messa in vendita la bandiera a scacchi che verrà sventolata al traguardo. Funziona così: per 199,99 sterline, vale a dire 230 euro circa, si ottiene di stampare il proprio nome e cognome su uno degli 80 ‘quadrati’ dell’iconico vessillo bianco e nero spediti poi ai relativi acquirenti al termine della gara. I pezzi della bandiera sono andati letteralmente a ruba.

C’è la sensazione che Imola, dopo la doppietta 2020-21, possa tornare fuori dal Circus dei magnati e degli sceicchi? Per portare in città questo ‘Gran premio Pirelli del made in Italy e dell’Emilia-Romagna’ è stata pagata una tassa da 10 milioni di dollari (pari a circa 8,9 milioni di euro). I contributi: 5 milioni dalla Regione, 2 da Aci e 36 dal Governo, più altri 2 milioni dal Con.Ami. Dunque, se le istituzioni faranno la loro parte, e le cifre non torneranno quelle pre-pandemia (2025 milioni), sognare di affiancare il nome di Imola a quello di Monza anche in futuro è possibile.