Rettilineo infinito e staccata da cuori forti. Fortissimi. Poco più in là, una esse forse non troppo marcata, è vero, ma in pendenza. Quel tanto da non sfigurare, anzi con molto più stile, rispetto alla ruvidità del Cavatappi di Laguna Seca in California. E allora chiamiamoli per nome i punti più belli e spettacolari del circuito del Mugello, anche se selezionare questo o quel settore del tracciato e definirlo migliore o più avvincente di un altro, è un compito affatto facile. Se non impossibile. Proviamoci. Il rettilineo del Mugello è una cartolina con al centro un...

Rettilineo infinito e staccata da cuori forti. Fortissimi. Poco più in là, una esse forse non troppo marcata, è vero, ma in pendenza. Quel tanto da non sfigurare, anzi con molto più stile, rispetto alla ruvidità del Cavatappi di Laguna Seca in California. E allora chiamiamoli per nome i punti più belli e spettacolari del circuito del Mugello, anche se selezionare questo o quel settore del tracciato e definirlo migliore o più avvincente di un altro, è un compito affatto facile. Se non impossibile. Proviamoci.

Il rettilineo del Mugello è una cartolina con al centro un drittone da brividi sul quale si arriva direttamente dall’ultima curva della pista, la Bucine. Curva, questa, già molto veloce e che quindi permette ai piloti di presentarsi sul rettilineo con una rincorsa importante. Pulsazioni cardiache a mille e il tachimetro che punta oltre i 300 km orari prima di una staccata senza fiato per affrontare la curva San Donato, un ‘gomito’ che già dopo il semaforo verde del via alla gara può creare un imbuto dove solo tanta esperienza ti permette di non sbagliare. Alla San Donato è vietata anche la minima, la più piccola, distrazione. Mai.

Il Mugello si trasforma poi in una serie di curve e controcurve con una leggera pendenza in salita prima di accendere i riflettori su quello che è il passaggio più bello (e pericoloso) in assoluto: la doppia curva della Casanova-Savelli. E’ una ‘esse’ molto veloce dove la traiettoria non perdona: un minimo errore, una banale sbavatura, e sei fuori. Nelle via di fuga. Il cambio di inclinazione e di traiettoria della Casanova-Savelli è uno show, giro dopo giro, duello dopo duello.

E’ il momento dell’Arrabbiata 1 e dell’Arrabbiata 2: curve lunghe, larghe e velocissime, prima del settore dove i piloti con maggiore tecnica possono fare la differenza. Si parte dalla curva Scarperia per arrivare alle due Biondetti: nel mezzo il gomito del Correntaio, la curva Ducati, quella dei fans delle Rosse, quella che ‘non vedi’ quando stacchi e arrivi dalla Palagio. Dalle Biondetti (qui Valentino cadde nel 2010) si punta il tornantone della Bucine che accende il gas per affrontare il rettilineo e sprigionare tutti i cavalli a disposizione.

Il record della pista del Mugello è ormai vecchio di diversi anni e risale al Mondiale 2013, con la media gara di 175,4 kmh e fu firmato dalla Honda di Marc Marquez. Il tempo di giro fu di 1’47’’639. Due anni fa lo spagnolo andò un paio di secondi più veloce nelle qualifiche. Ma è nei test privati (specie quelli timbrati dalla Ducati) che si sono raggiunte velocità uniche, da record.

Impressionante, comunque – nella rilettura delle statistiche – il confronto con il primo riferimento e quindi primo record della F1 che al Mugello è arrivata con un Gp ufficiale, nel 2020: Lewis Hamiltom ha girato ha una media di 239,518 kmh e ha percorso il giro più veloce in 1’18’’833.

Riccardo Galli