di Paolo Grilli Cresce già, tumultuoso, il fronte di chi rimpiange Pirlo. O a maggior ragione Sarri, visto che, dopo quattordici giornate dei loro unici campionati sulla panchina della Juve, i due tecnici avevano raccolto rispettivamente tre e addirittura quindici punti in più di Allegri in questa stagione. Il disastro della Signora passa da questa e anche da altre cifre. Come quella delle sconfitte: già cinque in A, come quelle totali alla fine dello scorso torneo (sì, con Pirlo...) e di queste ben tre su sette partite allo Stadium, fino a poco tempo fa...

di Paolo Grilli

Cresce già, tumultuoso, il fronte di chi rimpiange Pirlo. O a maggior ragione Sarri, visto che, dopo quattordici giornate dei loro unici campionati sulla panchina della Juve, i due tecnici avevano raccolto rispettivamente tre e addirittura quindici punti in più di Allegri in questa stagione.

Il disastro della Signora passa da questa e anche da altre cifre. Come quella delle sconfitte: già cinque in A, come quelle totali alla fine dello scorso torneo (sì, con Pirlo...) e di queste ben tre su sette partite allo Stadium, fino a poco tempo fa considerato a buon diritto il fortino dei bianconeri.

Max, strapagato (7 milioni netti più bonus all’anno fino al 2025) per rialzare la regina, ha in realtà parecchie attenuanti per non riuscire a invertire la rotta, a dare la scossa. Appare sempre più evidente il gap tecnico tra la Juve e le più forti rivali. Ed è a centrocampo che si annidano le maggiori difficoltà: se l’arrivo di Locatelli ha ridato un po’ di vigore al reparto, non sfugge che il rendimento complessivo di Bentancur, Rabiot, Ramsey, Arthur e McKennie sia ampiamente sotto le aspettative. Che si giochi col 4-3-3, col 4-4-2 o col 3-5-2 (quest’ultimo funzionale al creare densità in mediana, in assenza di adeguata qualità), poco importa: il dinamismo garantito dalla Signora non può competere con quello di chi sta viaggiando alto – il Napoli può contare su Anguissa, Zielinski e Ruiz, il Milan su Kessie, Tonali e Bennacer, l’Inter su Barella, Brozovic e Calhanoglu – e manca ancora di un vero playmaker dopo la partenza di Pjanic due anni fa.

Rabiot e Ramsey, arrivati a parametro zero nell’estate del 2019, sono emblemi del meccanismo inceppato dei bianconeri tra campo e Continassa. La Juve ha puntato a lungo su questi colpi per poi garantirsi una plusvalenza, ma gli dei del calcio hanno poi allestito diversamente le cose: i due centrocampisti costano tantissimo (18,34 milioni lordi all’anno in totale), sono a contratto fino al 2023 e presumibilmente, nel caso si riuscisse davvero a cederli, il guadagno sarà minimo per il club.

Altra statistica eloquente: escludendo gli esterni puri, dalla mediana la Juve ha sinora raccolto appena 4 gol in campionato (due di Locatelli, due di McKennie). E chi gioca in avanti non ha saputo colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Ronaldo, di cui è stato evidenziato a più non posso il peso economico ma mai a sufficienza quello realizzativo: Dybala è fermo a quota tre gol, Morata appena a due.

Grandina sul bagnato, in casa Juve. Perché uno dei pochi su cui si poteva contare sin qui, Federico Chiesa, tornerà in campo solo dopo la sosta di Natale a causa della lesione al bicipite femorale della coscia sinistra.

Allegri chiede pazienza. La sensazione è che la plusvalenza di fiducia che i tifosi hanno accordato alla squadra dopo tanti trionfi si sgonfierà in fretta.