Cristiano Ronaldo, 36 anni, è rimasto in panchina nell’ultima gara decisiva a Bologna
Cristiano Ronaldo, 36 anni, è rimasto in panchina nell’ultima gara decisiva a Bologna
di Gianmarco Marchini Come uno studente che si presenta a scuola il giorno dopo aver chiuso la maturità, Andrea Pirlo ieri mattina si è palesato in una Continassa da clima vacanze, con le aule semivuote e le sedie sistemate sopra i banchi. Il tecnico della Juventus si è intrattenuto per due ore. Se siano state le sue ultime due ore da allenatore o le prime due della stagione che verrà, lo scopriremo senza dover aspettare troppo. Questione di giorni, o forse addirittura di ore, appunto, perché attorno al mondo bianconero tira un bel venticello di...

di Gianmarco Marchini

Come uno studente che si presenta a scuola il giorno dopo aver chiuso la maturità, Andrea Pirlo ieri mattina si è palesato in una Continassa da clima vacanze, con le aule semivuote e le sedie sistemate sopra i banchi.

Il tecnico della Juventus si è intrattenuto per due ore. Se siano state le sue ultime due ore da allenatore o le prime due della stagione che verrà, lo scopriremo senza dover aspettare troppo. Questione di giorni, o forse addirittura di ore, appunto, perché attorno al mondo bianconero tira un bel venticello di cambiamento, un clima di rivoluzione generale. Perché la qualificazione alla Champions ha cambiato il futuro, ma non ha stravolto le valutazioni fatte fino alle 20.44 di domenica. Prima di tutto, quelle sull’allenatore.

Pirlo dovrebbe restare perché, in fondo, il Napoli si è autoescluso pareggiando col Verona? Allora per la stessa logica non sarebbe dovuto restare se il Napoli avesse vinto. "Non credo una società come la Juve decida in base a quello che succederà nell’ultima gara", osservava il diretto interessato alla vigilia del dentro-fuori di Bologna. Il problema per Pirlo è che la società un’idea pare essersela già fatta da tempo e lui non ci rientra. Poche le possibilità di restare in sella, anche se nell’ultima settimana, si è garantito un altro giro sulla ruota della speranza: prima la Coppa Italia vinta, poi il quarto posto strappato, hanno ridato credito e credibilità al Pirlo allenatore, in coda a una stagione dove - è giusto ricordarlo - i bianconeri hanno lasciato lo scudetto e rimediato il terzo fallimento di fila in Europa col terzo allenatore.

Ma la domanda è: cambiare ancora per prendere chi? Andrea Agnelli è stato il principale sponsor di Pirlo, il primo a vedere una carriera da predestinato nell’amico. Esonerarlo significherebbe ammettere un grosso errore di valutazione. Prezzo che è disposto a pagare se arrivasse un nome di altissimo livello. Il sogno, si sa, è Zinedine Zidane, corteggiato però dalla Francia. Sembra sfumare, invece, il ritorno di Max Allegri destinato proprio prendere il posto di Zizou a Madrid, con buona pace di De Laurentiis orientato a riparare in Sergio Conceiçao, dopo aver licenziato via Twitter Gattuso. Lo stesso Gattuso prima vicinissmo alla Fiorentina, poi sondato dalla Juve e ora sempre più diretto verso la Lazio da cui sta per separarsi Simone Inzaghi. Quest’ultimo avrebbe tentato di proporsi ai bianconeri, complice anche l’amicizia e la stima di Fabio Paratici. Ma attenzione, qui viene il bello: il capo dell’area tecnica rischia di pagare cara la stagione deludente. E pensare che tre anni fa s’era preso la scena e il posto di Marotta con il colpo Ronaldo. Ah, a proposito: CR7 vorrebbe restare alla Juve, ma il prossimo tecnico è d’accordo? Si trattasse di Pirlo, la risposta sarebbe no.