Leo Turrini

Il calcio è matto. Solo che non è impazzito all’improvviso. È un mondo normalmente anormale. Conte incasserà sette milioni di euro per non allenare l’Inter mentre Donnarumma rifiuta di restare al Milan in cambio di uno stipendio annuale da favola. E meno male che era stata promessa una... razionalizzazione del Sistema, messo in ginocchio dalla pandemia!

Dopo di che, venendo a riflessioni solo emotive, beh “Nessuno ci toglierà quello che abbiamo ballato”. L’antico detto argentino, figlio della cultura del tango, si adatta perfettamente al divorzio tra l’Inter ed Antonio Conte. Rimarrà il ricordo di uno scudetto storico, la fine della dittatura juventina, il senso di liberazione provato da un popolo, quello nerazzurro. D’altronde, noi interisti a certe cose siamo abituati. Nel 1991 il Trap si congedò dalla Beneamata subito dopo avere alzato la Coppa Uefa. Nel 2010 Mou nemmeno tornò a Milano dopo il Triplete. La storia, malinconicamente, si ripete.

Dirà il tempo chi abbia avuto ragione, nelle dinamiche di una separazione maturata al culmine di una emozione lungamente attesa. E sempre il tempo ci racconterà che margini di credibilità abbia un calcio perennemente in bilico tra passione, sana, e follia. Per ora, forse, abbiamo perso tutti.