di Mattia Todisco Uno dei meriti riconosciuti ad Antonio Conte è quello di aver spesso cavato fuori il massimo dalla maggior parte dei suoi. A volte era sangue dalle rape, altre si trattava di semplici principi da far crescere in re. Il primo scudetto con la Juventus reduce da un settimo posto e la Premier col Chelsea decimo solo un anno prima sono medaglie al collo, così come un altro torneo terminato senza coppa al cielo, ma con...

di Mattia Todisco

Uno dei meriti riconosciuti ad Antonio Conte è quello di aver spesso cavato fuori il massimo dalla maggior parte dei suoi. A volte era sangue dalle rape, altre si trattava di semplici principi da far crescere in re. Il primo scudetto con la Juventus reduce da un settimo posto e la Premier col Chelsea decimo solo un anno prima sono medaglie al collo, così come un altro torneo terminato senza coppa al cielo, ma con altrettanti elogi. La Nazionale dell’Europeo 2016, eliminata ai quarti, non sfavillava per talento. Sopperiva con l’organizzazione, la voglia, raccolta in un 3-5-2 che è tuttora marchio di fabbrica del "contismo". Alle colonne della difesa costruita dal c.t. negli anni passati a Torino si univano mestieranti addestrati al dovere con poche glorie in vetrina. Graziano Pellé era uno della schiera. Un solo gol in Serie A, all’epoca come oggi, la felice intuizione di provare l’esperienza in Olanda con il Feyenoord a 27 anni fruttata 55 gol in due anni (tanti anche per l’Eredivisie) e 30 con il Southampton in Premier nei successivi due. Quelli in cui Conte comincia a usarlo in pianta stabile nelle qualificazioni, confermandolo per la fase finale. Pellé porta a casa quattro presenze e due gol in Francia, ma è tra coloro che sbagliano il rigore nella lotteria che ci elimina nei quarti al cospetto della ben più strutturata Germania. Fa in tempo a collezionare altre tre gare e due gol in azzurro prima che il feeling con Ventura deragli. Nel frattempo l’incrocio con Conte gli ha fruttato un contratto da calciatore più pagato d’Italia allo Shandong Luneng, 15 milioni di euro che a tutt’oggi sono il doppio di quel che percepisce Lukaku all’Inter. A febbraio, svincolato a seguito della diaspora dalla Cina che ha riportato gli asiatici tra i "poveri" del calcio, ha firmato per il Parma per tentare la scalata salvezza. Complice un infortunio non ha ancora esordito, potrebbe farlo (da subentrante e con pochi minuti nelle gambe) proprio stasera contro l’uomo a cui deve una bella porzione delle sue fortune. A gennaio si era parlato di un passaggio all’Inter come quarta punta. Conte lo avrebbe accolto volentieri, ma le vacche (o casse) sono magre al punto da non poter aggiungere nemmeno un ingaggio in più.