di Paolo Franci Se pensate che un Pitbull allenatore di una squadra di terza schiera sia un fatto strano, non avete preso in seria considerazione un sostantivo che spesso accompagna eroi (o presunti tali) della panchina: “Giramondo“. Sta lì a significare quando un allenatore va ovunque, scegliendo tracce del pallone esotiche se non addirittura bislacche. Iniziamo col dire che il Pitbull di cui sopra si chiama Edgar Davids. Questo il soprannome al tempo in cui sprigionava calcio forsennato e scintille dalle treccine rasta. Eh sì, Edgar riparte dal Portogallo, 3a divisione, con l’Olhanense. E se questa vi sembra una scelta perlomeno singolare per Treccina-man, non avete idea di cosa ci sia in giro per il mondo. Tra i top ci mettiamo o no Keisuke Honda? MIlanista dei...

di Paolo Franci

Se pensate che un Pitbull allenatore di una squadra di terza schiera sia un fatto strano, non avete preso in seria considerazione un sostantivo che spesso accompagna eroi (o presunti tali) della panchina: “Giramondo“. Sta lì a significare quando un allenatore va ovunque, scegliendo tracce del pallone esotiche se non addirittura bislacche. Iniziamo col dire che il Pitbull di cui sopra si chiama Edgar Davids. Questo il soprannome al tempo in cui sprigionava calcio forsennato e scintille dalle treccine rasta. Eh sì, Edgar riparte dal Portogallo, 3a divisione, con l’Olhanense. E se questa vi sembra una scelta perlomeno singolare per Treccina-man, non avete idea di cosa ci sia in giro per il mondo. Tra i top ci mettiamo o no Keisuke Honda? MIlanista dei tempi meno gloriosi del mondo rossonero, oggi è doppiolavorista a latitudini impossibili: gioca in Brasile con il Botagofo e fa il ct per la nazionale della Cambogia. Nient’altro?

Anche il più grande di tutti (Pelè non ci legge no?), Diego Armando Maradona l’ha fatto strano ma bellissimo nelle ultime stagioni in cui ha allenato, trasformando i pessimi Dorados di Culiacan – capitale dello stato di Sinaloa tristemente noto per essere il nido del Cartello del Chapo Guzman - in una squadra stroardinaria. Presa da Diego all’ultimo posto in classifica della B messicana, l’ha portata alla finale dei playoff per due anni di fila, perdendola per un soffio. A proposito: c’è una serie tv su Netflix che racconta questa storia di calcio, passione e sentimento meravigliosa.

Però poi non è mica solo Diego, Edgar o Keisuke. Ci sono i mostri sacri della panchina come il vecchio Bora Milutinovic o Carlos Alberto Parreira: loro sì che il mondo l’hanno girato, allenando squadre nei cinque continenti e addirittura cinque ciascuno a un Mondiale: dalla CIna, alla Nigeria, al Kuwait fino al Brasile e gli Stati Uniti. Su quella traccia si muove Gianni De Biasi, oggi ct dell’Azerbaigian dopo esserlo stato dell’Albania. Se il re dei giramondo è Zenga (Stati Uniti, Romania, Serbia, Turchia, Emirati Arabi), ricordate Andrea Agostinelli, biondo ex Lazio? Beh, lui dopo un sostanzioso nomadismo nel nostro Paese è rimbalzato prima in Albania eppoi ha attraversato il Mediterraneo per allenare in Congo. E non avete idea quanti italiani ci siano in Africa. Tra i quali, per dirne un paio, i fratelli Bonetti, Dario ex Roma e Juve e pure Ivano. Il primo, ex centrale che piaceva a Liedholm, ne ha girate di panchine: il Dundee che proprio la sua Roma eliminò in CoppaCampioni ’84, poi un po’ di Romania, una ungherese e vai con l’Africa: crt dello Zambia.

Ha allenato l’Honved in Ungheria Pietro Vierchowood, due scudetti con Roma e Samp, eppoi il Kamza in Albania. E Abel Xavier, difensore portoghese con i capelli color Marylin e pettinature assurde, ex Bari e Roma? Beh, oggi fa il ct del Mozambico. Quanto sia bravo non si sa, ma i capelli sono sempre biondi. Sembrava, Devis Mangia, uno dei predestinati della nouvelle vague italiana. E invece oggi è il ct di Malta dopo aver allenato anche lui in Romania. Seguendo le orme di Zac, Massimo Ficcadenti s’è trasferito in Giappone dove gode di grande reputazione dopo aver allenato Tokio, Sagan Tosu e, ora, Nagoya Grampus. Ci ha provato in Ucraina, un paio di anni fa Fabrizio ’Silver Fox’ Ravanelli: ma l’Arsenal di Kiev del glorioso club dei Gunners aveva solo il nome e non i quattrini. C’è poi un signore a cui è capitato di allenare in Indonesia con un pitone di 4 metri dietro alla rete del portiere, o a Skopje dove è nata Madre Teresa o in Iraq a cento chilometri dal cuore dell’Isis. Si chiama Pino Murgia, 56 anni, sardo di Arbatax e allenatore non solo qui da noi, a Montemurlo o Montecatini, ma anche e soprattuto in Indonesia, Iraq, Macedonia, Malta, dove ha portato lo Sliema Wanderers in Europa League. Lo chiamano Pinuccetto il Giramondo. E non c’è bisogno di spiegarne il perchè.