di Paolo Franci Troppo facile chiamarlo ammutinamento. Qui non siamo sul Bounty, la corazzata Potemkin o il porto di Chicago, dove si consumarono drammi che hanno fatto la storia dell’uomo. Qui, sarà bene ricordarlo, siamo nel mondo del pallone, tra ricchi signori che pur strapagati e vincolati – e protetti - da contratti pieni di clausole e ricche postille, sarebbero obbligati al rispetto di regole e gerarchie. Però, chiaro, non siamo nel film ‘Io, Robot’ e dunque capita – bando ai facili moralismi - che l’uomo prenda il soppravvento sul professionista. Quindi, meglio non...

di Paolo Franci

Troppo facile chiamarlo ammutinamento. Qui non siamo sul Bounty, la corazzata Potemkin o il porto di Chicago, dove si consumarono drammi che hanno fatto la storia dell’uomo. Qui, sarà bene ricordarlo, siamo nel mondo del pallone, tra ricchi signori che pur strapagati e vincolati – e protetti - da contratti pieni di clausole e ricche postille, sarebbero obbligati al rispetto di regole e gerarchie. Però, chiaro, non siamo nel film ‘Io, Robot’ e dunque capita – bando ai facili moralismi - che l’uomo prenda il soppravvento sul professionista. Quindi, meglio non scomodare l’ammutinamento. Parliamo semmai di capricci, insoddisfazione, motivi di interesse o differenza di vedute nel far rotolare la palla. E forse è quest’ultima opzione il germoglio dal quale è cresciuto storto il rapporto tra Dzeko e Fonseca.

Non vincere mai uno scontro diretto, perdere il derby 3-0 e uscire in quel modo in coppa con lo Spezia in una situazione di scarso feeling conclamato tra Dzeko e Fonseca e sperare che non succeda nulla, sarebbe come agitare una lattina di coca cola e sperare non bagnarsi strappando la linguetta. E allora ribellione Dzeko, anche accesa, pare. Succede, poi, che Fonseca gli tolga la fascia da capitano e lo sbatta in tribuna. E, guardandola con la legge di Murphy: il suo vice Borja Mayoral fa doppietta, capitan Pellegrini segna il gol che salva Fonseca. E allora ditelo. Insomma, Pellegrini è Capitan Miracolo e Dzeko Capitan Ribelle. Situazione? Lui vorrebbe restare, la Roma è disposta ad ascoltare offerte, ma il giocatore guadagna 7,5 milioni netti l’anno. Il bosniaco però non è l’unico CR – che non è è il Divin juventino ma, l’acronimo testè coniato per Capitan Ribelle – perchè qui c’è pure il Papu Gomez. Sì, lui, che ha tramutato la Papu Dance con Gasp in una folle mazurka di mercato.

A volte le stelle se la giocano a poker. Cercano di fare All In, puntando il piatto intero. Nel caso del Fenomeno Ronaldo, come pensare che di fronte a un "O io o lui" sparato nell’ufficio di Moratti, quest’ultimo non avrebbe defenestrato Hector Cuper? Come andò è nei testi sacri del pallone. Torniamo a Roma dove ne hanno viste di ribellioni toste. Come quella di Capitan Giuseppe Giannini, degradato sul campo da Ottavio Bianchi in favore di Rudy Voeller dopo una violenta discussione. O come la guerra dei mondi tra ‘Er Capitano’ Totti e Luciano Spalletti. Per non parlare della fascia tolta a Icardi in pieno ‘wandanarismo’ nerazzurro. Ricordate da chi? Ancora Spalletti. Perse i gradi da capitano dell’Inghilterra di Capello John Terry per una storiaccia di corna con la moglie dell’ex amico e compagno Wayne Bridge. La perse Montolivo nella Fiorentina per non aver rinnovato il contratto. E, udite, udite: la perse anche Johann Cruijff. Dopo nove anni di trionfi con l’Ajax, i suoi compagni votarono per togliergli la fascia. E fu soprattutto per questo che Johann colpito nell’onore decise di incastonarsi nel Barcellona.