Cristiano Ronaldo, 36 anni: è in testa ai marcatori a 25 gol, ma non segna da 4 gare, il digiuno più lungo in questa stagione segnata da malumori. e dubbi sul futuro
Cristiano Ronaldo, 36 anni: è in testa ai marcatori a 25 gol, ma non segna da 4 gare, il digiuno più lungo in questa stagione segnata da malumori. e dubbi sul futuro
di Gianmarco Marchini Mentre a San Siro l’Inter di Conte recitava a memoria la filastrocca scudetto con il coro dei soliti undici, a Firenze andava in campo l’ennesima bozza di Juventus. Ma anche stavolta Andrea Pirlo ha dovuto accartocciare il foglio e buttarlo nel cestino dello spogliatoio all’intervallo. Il modestissimo pareggio di Firenze conferma che i bianconeri a fine aprile non hanno ancora un’identità di squadra e, a questo punto, non ce l’avranno mai, dal momento che mancano 5 gare alla fine. L’1-1 del Franchi (il settimo stagionale) serve...

di Gianmarco Marchini

Mentre a San Siro l’Inter di Conte recitava a memoria la filastrocca scudetto con il coro dei soliti undici, a Firenze andava in campo l’ennesima bozza di Juventus. Ma anche stavolta Andrea Pirlo ha dovuto accartocciare il foglio e buttarlo nel cestino dello spogliatoio all’intervallo. Il modestissimo pareggio di Firenze conferma che i bianconeri a fine aprile non hanno ancora un’identità di squadra e, a questo punto, non ce l’avranno mai, dal momento che mancano 5 gare alla fine. L’1-1 del Franchi (il settimo stagionale) serve solo a smuovere la classifica, sì, ma soprattutto quella degli altri: già perché oggi il Napoli può agganciare i bianconeri e il Milan può fuggire, in una corsa Champions aperta a qualsiasi scenario. Anche a quello più clamoroso: la squadra nove volte di fila campione d’Italia che, dopo aver perso il trono, rischia addirittura di farsi chiudere in faccia la porta principale d’Europa.

"Le aspettative erano diverse, ritengo di aver compiuto il lavoro non come volevo – la confessione spontanea resa da Pirlo a fine gara –: dalle prospettive iniziali non sono contento e credo non lo sia nemmeno la società". Convinzione più che fondata, visto che Fabio Paratici, per la prima volta, nel pre-gara aveva tolto il lucchetto dalla panchina: "Pirlo resta? Sì, in caso di Champions sì. Non pensiamo al caso di non-Champions. Se ci andremo, l’allenatore sarà lui". Dunque, quella che ad agosto aveva la presunzione d’essere una rivoluzione è diventata una fiera del "se". La libera repubblica del condizionale, dove tutto è possibile. Del resto che l’ufficio programmazione avesse qualche problema s’era capito dai tre tecnici cambiati in tre anni. Solo che se in passato il problema pareva essere circoscritto (Allegri prima, Sarri poi), ora coinvolge tutti. Pirlo a rischio, mezza rosa in uscita, la dirigenza in bilico, e addirittura lo stesso presidente Andrea Agnelli al centro di una discussione che, negli affari di famiglia, abbraccia anche la Ferrari. Soprattutto dopo il pasticciaccio della Super Lega con il nome del club sbertucciato in mondovisione. "Vedo il presidente ogni giorno, è molto sereno, sta progettando il futuro – la versione di Paratici – Sono state raccontate anche cose non vere, nel senso che nessuno ha mai pensato di abbandonare i campionati, la formula non era chiusa...".

In questo festival dell’incertezza c’è poi lui, Cristiano. La sua faccia ieri al Franchi aveva la stessa espressione degli ultimi mesi: contrariata, stanca. Di cosa? Forse di quest’avventura, arrivata ai limiti del paradosso: lui fa giocare male la Juve (mentre ieri si è sentita eccome l’assenza di Chiesa), la Juve fa giocare male lui che non segna più. Quarta gara di fila in bianco, record negativo di stagione. E le sirene di Manchester cantano.