Bonucci consola Jorginho: immagine che simboleggia l’incredibile momento negativo dell’Italia
Bonucci consola Jorginho: immagine che simboleggia l’incredibile momento negativo dell’Italia
di Paolo Franci Mille motivi. Mille. Dal centravanti che manca alla sfortuna, gli infortuni e gli errori di Jorginho. Se le vittorie hanno mille padri adottivi, le sconfitte – anzi, i tonfi come quello azzurro – hanno altrettante ragioni, certo. La principale, almeno per quel che ci riguarda e certo non tocca solo noi italiani, prende forma temibile di un nemico apparentemente invincibile: la crisi di appagamento. Il clan azzurro ha tentato di mascherarla in tutti i modi e certo alcuni infortuni hanno pesato. Però è del tutto evidente come il senso di responsabilità di essere campioni d’Europa – e quindi...

di Paolo Franci

Mille motivi. Mille. Dal centravanti che manca alla sfortuna, gli infortuni e gli errori di Jorginho. Se le vittorie hanno mille padri adottivi, le sconfitte – anzi, i tonfi come quello azzurro – hanno altrettante ragioni, certo. La principale, almeno per quel che ci riguarda e certo non tocca solo noi italiani, prende forma temibile di un nemico apparentemente invincibile: la crisi di appagamento.

Il clan azzurro ha tentato di mascherarla in tutti i modi e certo alcuni infortuni hanno pesato. Però è del tutto evidente come il senso di responsabilità di essere campioni d’Europa – e quindi l’aspettativa che questo ha creato – e soprattutto il normale, fisiologico appagamento abbiano prodotto più danni della grandine sul raccolto. Può capitare che qualche giocatore cali di rendimento, per carità, ma quando è un’intera orchestra ad essere stonata, soprattutto dopo aver vinto uno dei due titoli più importanti al mondo a livello di Nazionali, allora è chiaro che inconsciamente è subentrato il tarlo dell’appagamento.

La cosa tra l’altro è provata da tanti, troppi esempi. Pensiamo alla Nazionale del 1982 che vince il Mondiale nel modo più eroico e guerriero che si ricordi. Quell’Italia, l’Italia di Paolo Rossi, che vinse un titolo straordinario in Spagna pagò a caro prezzo l’essersi arrampicata sul tetto del mondo. E’ vero che Bearzot rimase fin troppo legato ai suoi rifiutandosi di dare vita al ricambio generazionale, ma è altrettanto vero che con giocatori di quella classe – assolutamente imparagonabile agli attuali per livello e pedigree – prima fece flop all’Europeo del 1984 mancando clamorosamente la qualificazione e poi uscì incredibilmente agli ottavi nel Mondiale del 1986. Subito dopo, Bearzot diede le dimissioni, nonostante fosse sotto contratto fino al 1990. Non andò meglio a Marcello Lippi. Vince il Mondiale nel 2006 e se ne va. Poi ci ripensa e torna nel 2008. Quella Nazionale però esce al primo turno della Confederation Cup e al Mondiale del 2010 finisce fuori nella fase a gironi contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia senza vincere una partita.

Ancor prima, non va meglio a Ferruccio Valcareggi che vince l’Europeo nel 1968, arriva secondo al Mondiale messicano eppoi fa flop all’Europeo del 1972 e fa una figuraccia nel ’74 (con tanto di vaffa di Chinaglia) nell’allora Germania Ovest.

Clamorosi alcuni casi anche a livello di club. Il Leicester di sir Claudio Ranieri che stupì il mondo giocando calcio da leggenda e vincendo una clamorosa Premier League, l’anno successivo rischiò seriamente di retrocedere, stritolato da faide interne e una fronda anti Ranieri che produsse danni tremendi. Anche il Liverpool dopo aver soggiornato sul tetto del mondo vincendo tutto in due anni, dalla Champions alla Premier fino alla Coppa del Mondo per Club, nella scorsa stagione non ha vinto nulla e lo stesso Klopp ha più volte fatto riferimento a una sorta di senso di appagamento. Ancor più indietro, la Roma di fabio Capello, una squadra straordinaria con Totti, Batistuta, Samuel che nel 2000-01 vince lo scudetto e poi più nulla.