di Giulio Mola La Signora Omicidi è tornata, spietata come spesso lo è stata negli ultimi due lustri. Nella gara che contava la Juventus riacciuffa il campionato per i capelli grazie ad uno straordinario Federico Chiesa e alla panchina lunga: la doppietta dell’ex viola e l’acuto di KcKennie abbattono il Milan (che resta comunque in testa) nella gelida notte di San Siro e riaprono la corsa scudetto (bianconeri a -7 dalla vetta e con una gara da recuperare), facendo tirare un bel sospiro di sollievo al “maestro” Andrea Pirlo, il cui ritorno alla Scala del Calcio non poteva essere migliore. Punteggio severo per i rossoneri, caduti in campionato dopo dieci mesi e 27 partite utili di fila: a dispetto delle numerose assenze su entrambi i fronti, la partita è...

di Giulio Mola

La Signora Omicidi è tornata, spietata come spesso lo è stata negli ultimi due lustri. Nella gara che contava la Juventus riacciuffa il campionato per i capelli grazie ad uno straordinario Federico Chiesa e alla panchina lunga: la doppietta dell’ex viola e l’acuto di KcKennie abbattono il Milan (che resta comunque in testa) nella gelida notte di San Siro e riaprono la corsa scudetto (bianconeri a -7 dalla vetta e con una gara da recuperare), facendo tirare un bel sospiro di sollievo al “maestro” Andrea Pirlo, il cui ritorno alla Scala del Calcio non poteva essere migliore. Punteggio severo per i rossoneri, caduti in campionato dopo dieci mesi e 27 partite utili di fila: a dispetto delle numerose assenze su entrambi i fronti, la partita è stata combattuta, equilibrata e avvincente per oltre un’ora. Però non sempre si può essere più forte di tutti (gli avversari sul campo) e tutto (Covid, infortuni e squalifiche), neppure se ti chiami Milan e hai dimostrato di non essere Ibra-dipendente. Certo, scendere in campo sapendo già di poter restare in vetta a prescindere dal risultato aiuta, ma alla lunga ha avuto ragione la squadra più esperta e completa. Come logico che fosse.

Tutto questo in una giornata che non era certo cominciata sotto i buoni auspici. Perché se è vero che i bianconeri erano partiti per Milano solo dopo il via libera della Asl (tutti negativi i calciatori all’ultimo giro di tamponi mattutino dopo la positività di Cuadrado alla vigilia, oltre quella di Alex Sandro), il Milan è stato ancora più sfortunato. Risveglio con la notizia che il “coronavirus” aveva contagiato Krunic e Rebic, due titolari in una squadra già penalizzata da altre defezioni (alla fine se ne conteranno ben 7). Stefano Pioli ha preso atto e in poche ore è riuscito comunque ad allestire una formazione più che dignitosa per tenere testa ai campioni d’Italia. Ridisegnata soprattutto la mediana, con Calabria avanzato al fianco dell’unico titolare rimasto, Kessie; e poi Dalot in difesa mentre Hauge in avanti completava una squadra giovanissima, opposta ad una Juve priva anche di Morata.

Cento secondi appena e proprio l’argentino, servito da Frabotta (fra i migliori in campo), mancava l’impatto vincente. Juve col 4-3-3 e CR7 molto mobile ma poco assistito, mentre i rossoneri replicavano con Castillejo: reattivo Sczesny, confuso Bentancur. Partita piacevole giocata senza calcoli e tatticismi: i rossoneri provavano a pressare alto più che a costruire, brava la Juve ad uscire e a ripartire in velocità. Il palo colpito da Chiesa al quarto d’ora era un avvertimento per Donnarumma che due minuti dopo veniva infilato da un diagonale vincente proprio dell’ex viola servito con uno splendido colpo di tacco da Dybala. Non poche le colpe di Theo Hernandez, incapace di contenere l’esterno della Juventus devastante in ogni zona del campo. Il Milan però reagiva e collezionava occasioni in serie: la prima grazie ad un clamoroso errore di Ramsey (27’) che metteva Leao in condizione di impegnare Sczesny, poi con una velenosa conclusione di Calhanoglu. Barcollava la Juve, in sofferenza sui repentini inserimenti di Calabria che pareggiava col piattone (40’) raccogliendo l’assist di Leao (azione forse viziata da un fallo su Rabiot).

Partenza sprint dei rossoneri nella ripresa: prima un’incursione di Hauge, poi un bel tiro di Dalot respinto da Sczesny. Ma dopo un’ora la tenuta atletica di Leao e compagni si sgonfiava. La Juve saliva in cattedra, con Ramsey prima e una rapida incursione di Dybala poi, e al terzo tentativo ancora Chiesa (15’) puniva Donnarumma di precisione con un colpo da biliardo. Pioli si giocava la carta Brahim Diaz, ma erano i nuovi entrati Kulusevski e McKennie a confezionare il gol del 3-1, quello che uccideva il match. Risorge la Juve, si ferma il Milan. La corsa scudetto è sempre più avvincente.