Leo Turrini

La classe operaia nerazzurra va in paradiso. Forse sta proprio qui, aspettando la benedizione della matematica, la certificazione della grandezza di Antonio Conte. Pensiamoci. Con la Juventus si mise a vincere scudetti schierando Giaccherini, mica Iniesta. Con la Nazionale batteva Belgio e Spagna con Pelle’, uno che con tutto il rispetto faticheremmo a paragonare a Suarez o a Kean o a Lewandoski.

Adesso, siamo all’Inter di Darmian. Decisivo nella fase terminale del campionato, dopo essere arrivato a fari spenti dal Parma. Un onesto faticatore della pedata, non un fenomeno da fascia come era, per stare a cronache da Beneamata, il colosso brasiliano Maicon.

Eppure, l’italianissimo Darmian è stato determinante. Sa fare il quinto di centrocampo come il marcatore in una difesa a tre. Per di più, risolve anche le partite (tra parentesi: il Ct Mancini farebbe bene a valutare l’ipotesi di portarlo all’Europeo, uno così). Insomma, l’Inter che accarezza un sogno perduto undici anni fa, in piena era Mourinho, non è solo Lukaku e Barella, Lautaro e Brozovic. L’Inter di Conte sarà anche poco “Smart “, come pontificano quelli che suppongono di sapere di calcio: ma ha la solidità e la forza di una cooperativa sociale. Una di quelle strutture in cui anche il più bravo deve, se necessario, mettersi al servizio del più umile.

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