Yeman Crippa, 24 anni, è primatista italiano di 3.000, 5.000 e 10.000 metri
Yeman Crippa, 24 anni, è primatista italiano di 3.000, 5.000 e 10.000 metri
di Gianmario Bonzi È il primatista italiano di 3000, 5000 e 10.000 metri. La guerra civile in Etiopia lo ha strappato alla sua famiglia, originaria del Nord-Est del Paese, portandolo in un orfanotrofio di Addis Abeba, prima, e poi a essere adottato (con i fratelli) da una coppia milanese, Roberto e Luisa. Yemaneberhan Crippa (il nome in amarico significa "il braccio destro di Dio") è cresciuto sui monti, perché la sua nuova famiglia si è subito stabilita in Trentino, a Montagne (presso Tione), dove Yeman ha prima giocato a calcio per essere poi avviato alla corsa nell’Atletica Valchiese dal compianto tecnico Marco Borsari. Oggi lo segue Massimo Pegoretti, ex mezzofondista delle Fiamme Azzurre. Protagonista in tutte le categorie e su tutti i terreni, dalla corsa in montagna...

di Gianmario Bonzi

È il primatista italiano di 3000, 5000 e 10.000 metri. La guerra civile in Etiopia lo ha strappato alla sua famiglia, originaria del Nord-Est del Paese, portandolo in un orfanotrofio di Addis Abeba, prima, e poi a essere adottato (con i fratelli) da una coppia milanese, Roberto e Luisa. Yemaneberhan Crippa (il nome in amarico significa "il braccio destro di Dio") è cresciuto sui monti, perché la sua nuova famiglia si è subito stabilita in Trentino, a Montagne (presso Tione), dove Yeman ha prima giocato a calcio per essere poi avviato alla corsa nell’Atletica Valchiese dal compianto tecnico Marco Borsari. Oggi lo segue Massimo Pegoretti, ex mezzofondista delle Fiamme Azzurre. Protagonista in tutte le categorie e su tutti i terreni, dalla corsa in montagna alla campestre, ha rinverdito i fasti del mezzofondo azzurro.

Yeman, come sta?

"Dopo un piccolo infortunio a marzo, ora molto bene, vedo il top della condizione. Le cose che dovevo fare le ho fatte. Tutte".

Il suo 2020?

"Mi è dispiaciuto un sacco per i Giochi annullati, inizialmente, era un sogno che rincorrevo fin da piccolino. Ma poi ho capito quale fosse realmente la situazione nel mondo, davvero drammatica, e mi sono giustamente concentrato su altro. Svuotando la testa, resettando un po’ tutto, prendendomi un momento per me e cercando di migliorare le mie prestazioni più che altro in allenamento".

Che cosa hai cambiato?

"Nel 2019 ho ottenuto il record italiano dei 10.000 metri, frutto comunque di un lavoro svolto negli anni. Ho raggiunto la maturità e tutta la fatica costruita anche a livello giovanile sta finalmente venendo fuori, ma spero che il bello debba ancora arrivare. Ho aggiunto sempre più chilometri, tenendo però anche di base gare sui 1500m e gli 800m. Il mio segreto è non abbandonare mai le prove più veloci che sicuramente mi servono su 5.000 e 10.000. La chiave è non tralasciare la velocità, e poi aggiungerci anche dell’altro".

Tira un’aria nuova nell’atletica italiana?

"Sicuramente. Stiamo crescendo in tutte le specialità e sono fiero di essere stato il primo a cambiare un po’ le cose nel mezzofondo. Tanti ragazzi mi stanno venendo dietro, adesso. L’atletica azzurra sta migliorando, arrivano nuovi talenti, dobbiamo farci trovare pronti a prendere medaglie partendo magari dagli Europei, ma sognando anche Mondiali o Olimpiadi. E dobbiamo far parlare di questo sport nel nostro Paese".

Come se le immagina queste Olimpiadi, così strane?

"Sarà triste gareggiare senza pubblico, ma ormai ci siamo abituati nell’ultimo anno e mezzo. Non è bello, ma piuttosto che niente è meglio un’edizione così. Per vedere i tifosi aspetteremo Parigi 2024. Il mio obiettivo è sempre lo stesso, cioè arrivare il più avanti possibile: conta tanto, per me stesso, per la Federazione, per il mio gruppo sportivo militare. Poi, se arriva anche un bel tempo come a Doha nel 2019, quando fui ottavo con il primato italiano nei 10.000, ben venga, ma in queste manifestazioni serve soprattutto ottenere una buona posizione. Per fare i tempi ci sono le gare apposta, no?".

Com’è stato l’avvicinamento?

"Bisogna continuare a fare quello che si è fatto, aggiungendo qualcosa in più. L’ultimo mese in altura si è rivelato importante in questo senso. In Italia non abbiamo tantissime gare di alto livello per cui è vero che andiamo spesso all’estero per cercare prove in cui testarci con i migliori. Spero nel futuro ci possano essere sempre più meeting di alto profilo anche da noi, magari non come il Golden Gala, per carità, anche a un livello leggermente inferiore".

L’atleta del passato a cui si ispira e possibile erede?

"Un campione che ho stimato tantissimo, e che gareggia ancora in realtà, è Mo Farah. Fa le mie distanze, ha vinto tante medaglie e quando la gara conta, lui c’è sempre. Il futuro Crippa? Nel mezzofondo italiano non l’ho ancora incontrato, però posso citare Larissa Iapichino nel salto in lungo femminile come nuovo super talento azzurro".