Paolo Grilli

Ricorderemo il 2021 come l’anno dei trionfi azzurri. Ma qualche delusione, sportivamente parlando, dobbiamo pure metterla in conto. Anzi, un’illusione: l’infallibilità del Var. Credevamo che i cento occhi elettronici puntati sul campo avrebbero fatto piazza pulita di errori arbitrali e interpretazioni dubbie degli episodi. Non è così. I due gol annullati a Bergamo e a San Siro nell’ultimo weekend di campionato lo stanno a dimostrare. La moltiplicazione delle immagini non ci conduce alla verità oggettiva del fatto che si è prodotto sul campo: si ha quasi l’impressione che scomponendo sempre più l’accaduto, la sua sostanza continui beffardamente a sfuggirci.

Ricostruendo l’azione – con l’ingrato compito di doverlo fare poi nel minor tempo possibile – chi sta nella sala dei monitor è chiamato a districarsi a fatica tra i pochi dati indiscutibili a disposizione e tutte le loro interpretazioni possibili. Un gran caos. Che ne produrrà uno ulteriore nell’animo di chi sta in campo e di chi tifa.

Il Var ha ridotto, se non eliminato, le sviste più clamorose da parte dei fischietti. Va ribadito. Ma spesso siamo presi dalla nostalgia: di quando l’arbitro decideva con fermezza e senza aiuti, e tutti gli riconoscevano un ruolo meritato di protagonista. Ora quell’autorevolezza non c’è più, sommersa da nuove ondate di polemiche.