L’abbraccio tra Andrea Pirlo, 41 anni, e Paulo Dybala (27): il tecnico bianconero ha rilanciato dal 1’ con l’argentino, nonostante il ritorno di Morata dalla squalifica
L’abbraccio tra Andrea Pirlo, 41 anni, e Paulo Dybala (27): il tecnico bianconero ha rilanciato dal 1’ con l’argentino, nonostante il ritorno di Morata dalla squalifica
di Gianmarco Marchini Se volete, la vera notizia è che con le canzoni di Natale già in onda, la Juventus non avesse anora messo in fila due vittorie in campionato. C’è riuscita ieri a Marassi, segnando ancora tre gol, ma soffrendo molto pù che col Barcellona, nonostante il Genoa abbia in Pjaca il suo Messi. E soprattutto giocando peggio, decisamente peggio. Con tutto il rispetto, si fatica a pensare che prevalgano i meriti dei rossoblù di Maran, caduti in un letargo che dura dalla prima giornata (da lì in poi 7 sconfitte e tre...

di Gianmarco Marchini

Se volete, la vera notizia è che con le canzoni di Natale già in onda, la Juventus non avesse anora messo in fila due vittorie in campionato. C’è riuscita ieri a Marassi, segnando ancora tre gol, ma soffrendo molto pù che col Barcellona, nonostante il Genoa abbia in Pjaca il suo Messi. E soprattutto giocando peggio, decisamente peggio. Con tutto il rispetto, si fatica a pensare che prevalgano i meriti dei rossoblù di Maran, caduti in un letargo che dura dalla prima giornata (da lì in poi 7 sconfitte e tre pareggi). Sono i demeriti dei bianconeri, la leziosità dei primi quarantacinque minuti, la leggerezza con cui si fanno colpire dall’ex Sturaro un attimo dopo aver infilato l’uno a zero, a tenere in bilico il risultato fino al 33’ della ripresa. Poi il rigore conquistato da Cuadrado, uno degli insostituibili, in una lista dove in cima c’è ovviamente lui: Ronaldo. Doppio Cristiano dal dischetto, come al Camp Nou. Infallibile anche in una giornata in cui sembrava venirgli difficile persino il più semplice degli appoggi. Ma è sempre così: quando pensi che non sia la sua partita, lui si alza e ti smentisce.

Celebrava i suoi cento gettoni con la Juventus: credevate davvero sarebbe rimasto in disparte alla sua festa? Una scena da dividere a metà, però, con Paulo Dybala. E chi l’avrebbe detto? Doveva scansarsi per il ritorno di Morata dalla squalifica e, invece, Pirlo, aiutato da un calendario che mercoledì propone l’Atalanta, ha insistito sull’argentino triste. Primo tempo da disperarsi, con il diez a implorare palloni che i compagni non sembravano fidarsi a cedergli. Poi un lampo dei suoi, su assist di McKennie che sta diventando un altro grande brand di questo nuovo corso. Palla in buca e corsa a festeggiare proprio con il suo tecnico. Come a voler stritolare dubbi e voci di mercato nella forza di un abbraccio.

"Abbiamo un rapporto bellissimo - dirà Paulo nel post-gara - Il mio futuro? Amo la Juve, voglio restare qui, le cifre che girano sul rinnovo sono false". I numeri in campo, purtroppo, sono veri: una sola rete in stagione per gentile concessione del portiere del Ferencvaros, e ieri la prima Joya in campionato. Ammette di aver iniziato male l’anno e che forse "pensavo troppo". Una specie di contraddizione per chi dovrebbe alimentare il proprio calcio con il combustibile del talento e dell’istinto. Vagava in cerca di ispirazione e l’ha trovata a Genova, su un pallone apparentemente poco pretenzioso. Se volete, non è un caso che il ritardo di Dybala sia coinciso col ritardo della Juve rispetto aquello che ci si aspetta da chi domina ininterrottamente da nove anni. E ora punta al decimo, forte di un numero dieci ritrovato.