Cristiano Ronaldo, 36 anni: terza Champions con la Juve e terza eliminazione
Cristiano Ronaldo, 36 anni: terza Champions con la Juve e terza eliminazione
di Paolo Grilli Corsi e ricorsi storici. Con un denominatore comune, al di là dei singoli interpreti e protagonisti: Juve precocemente fuori dalla Champions per mano di squadre all’apparenza di seconda fascia, ma nella sostanza molto più ciniche e organizzate. L’anno scorso era stato il Lione ad estromettere la Signora, e la gara di ritorno degli ottavi a Torino si era messa subito in salita con il rigore segnato da Depay. Ieri è stato Oliveira a spianare la strada al Porto con il penalty...

di Paolo Grilli

Corsi e ricorsi storici. Con un denominatore comune, al di là dei singoli interpreti e protagonisti: Juve precocemente fuori dalla Champions per mano di squadre all’apparenza di seconda fascia, ma nella sostanza molto più ciniche e organizzate.

L’anno scorso era stato il Lione ad estromettere la Signora, e la gara di ritorno degli ottavi a Torino si era messa subito in salita con il rigore segnato da Depay. Ieri è stato Oliveira a spianare la strada al Porto con il penalty trasformato da Oliveira dopo l’ingenuità di Demiral nell’atterrare Taremi. Gli uomini di Pirlo hanno poi reagito, sì, favoriti dall’espulsione proprio di Taremi. Ma si sono arresi nei supplementari ancora alla propria ingenuità. Anche nel 2019, l’”abbordabile” Ajax aveva sovrastato i bianconeri al ritorno. Ce n’è abbastanza per ritenere che questa Juve semplicemente non possa ambire davvero alla coppa più importante, quell’assillo che a Torino indirizza ogni mossa e ogni altro pensiero. Una Signora dai due volti, quella vista ieri. Arrembante in avvio, com’era ovvio, con l’inattesa imprecisione di un Morata in tono minore. Ma anche vulnerabile, con l’incrocio colpito da Taremi e il rigore causato da un eccesso di foga. Tutto sulle spalle di Chiesa. Non solo i gol, ma la sensazione costante di poter decidere in ogni momento. Controlli in velocità, affondi, passaggi mai banali. Sempre con l’espressione, sul volto, che è il manifesto della determinazione.

Si sapeva che non sarebbe stata una gara in souplesse per i bianconeri, dopo le difficoltà in serie incontrate all’andata. Conceicao ha schierato un undici velenoso, chiuso a oltranza ma estremamente reattivo nelle ripartenze. E anche nel finale, com un uomo in meno, Marega ha quasi trovato la via del gol. Pure nel primo supplementare. Nel secondo, la doccia fredda del gol di Oliveira e l’illusione finale di Rabiot. E la stagione di Pirlo, con lo scudetto che ormai ha le fattezze della chimera, che rischia già di essere semi-fallimentare. Ma la gara di ieri, se non altro, può avere dato il via anche a una sorta di rivoluzione in casa Juve. Quella del dopo-Ronaldo. Quasi mai in partita, CR7, proprio nel momento più atteso. "Il rinnovo? Abbiamo ancora un anno di contratto con lui, abbiamo tempo di parlarne. Non è all’ordine del giorno", ha detto Paratici prima della gara. Ma a quanto pesi CR7 sui conti bianconeri, si guarda eccome. E la sensazione è che non necessariamente Cristiano debba ancora far parte della Juve che verrà.