Quando Andrea Agnelli ha preso l’aereo tre anni fa per andare a parlare con Cristiano Ronaldo, in testa non aveva il merchandising, l’upgrade internazionale di followers e sponsor, il colpo più sensazionale della storia juventina. Lui aveva in mente la Champions League. Ossessione o maledizione, poco conta: la Juve rientrata finanziariamente nella main directory del calcio mondiale non riesce a timbrare il suo ritorno con l’affrancatura più nobile. Non c’è riuscito...

Quando Andrea Agnelli ha preso l’aereo tre anni fa per andare a parlare con Cristiano Ronaldo, in testa non aveva il merchandising, l’upgrade internazionale di followers e sponsor, il colpo più sensazionale della storia juventina. Lui aveva in mente la Champions League. Ossessione o maledizione, poco conta: la Juve rientrata finanziariamente nella main directory del calcio mondiale non riesce a timbrare il suo ritorno con l’affrancatura più nobile. Non c’è riuscito Conte, con l’alibi dei dieci euro, ha sfiorato l’impresa Allegri, l’ha clamorosamente fallita Sarri giocando contro il Lione fermo da sei mesi. Ora ci riprova con Pirlo. E soprattutto con Ronaldo, cui non sarà sfuggito un segno non trascurabile per uno che non lascia nulla al caso: la fase cruciale della stagione inizia in Portogallo. E lì CR7 sa benissimo che ci si gioca molto: la Juve compromise il passaggio del turno l’anno scorso con una prova sconcertante a Lione, così come proprio contro squadre sulla carta meno titolate (due anni fa l’Ajax, l’anno scorso i francesi) i bianconeri hanno evidentemente un problema di approccio alla partita. Qui insomma ci si gioca molto. Inutile dire che con i bilanci strozzati dalla pandemia, il passaggio del turno diventa fondamentale anche per ragioni di bilancio: per cui scendere in campo con la mentalità sbagliata contro Crotone, Benevento, Verona, Fiorentina, Inter e Napoli ci può anche stare. Ma a Oporto sarebbe errore imperdonabile per una società che all’ossessione della Champions abbina anche l’incubo di un investimento stratosferico come Ronaldo nel periodo più complicato del calcio. Fin qui la vera essenza della partita di stasera. Sul campo Pirlo non ha i due giocatori più importanti: Arthur, l’uomo che garantisce la transizione della palla dalla zona thriller al campo aperto e Cuadrado. Non ha nemmeno Bonucci cui evidentemente Oporto non porta bene (la scena dello sgabello, indimenticabile e forse fatale alla lunga allo stesso Allegri oltre che a Bonucci che non è più stato lo stesso). Pirlo deve sperare nel risveglio di Morata, nella legge di Ronaldo che si esalta nelle sfide decisive, nella sostanza di Bentancur e nell’estro alterno di Rabiot e Alex Sandro. Serve una serata come San Siro o come Barcellona: la Juve l’ha nel suo Dna se realizza che di fronte non c’è una squadra inferiore, ma una partita che può decidere una stagione.