di Gianmarco Marchini Come un abile maestro di "kintsugi", in venti giorni Andrea Pirlo ha rimesso tutti i cocci a posto. Come il più meticoloso dei giapponesi, ha riparato con l’oro liquido la sua squadra finita in tanti frammenti la notte del 17 gennaio a San Siro. L’oro nei piedi di Cristiano Ronaldo, ancora decisivo con il suo sedicesimo gol in campionato, un sinistro da tantissimi carati, luccicante da stropicciarsi gli occhi. L’oro nelle armature dei Bonucci e dei Chiellini, muraglia tornata insuperabile davanti alla porta di Szczesny (cinque cleen sheet...

di Gianmarco Marchini

Come un abile maestro di "kintsugi", in venti giorni Andrea Pirlo ha rimesso tutti i cocci a posto. Come il più meticoloso dei giapponesi, ha riparato con l’oro liquido la sua squadra finita in tanti frammenti la notte del 17 gennaio a San Siro. L’oro nei piedi di Cristiano Ronaldo, ancora decisivo con il suo sedicesimo gol in campionato, un sinistro da tantissimi carati, luccicante da stropicciarsi gli occhi. L’oro nelle armature dei Bonucci e dei Chiellini, muraglia tornata insuperabile davanti alla porta di Szczesny (cinque cleen sheet nelle ultime sei gare, appena una rete subita). L’oro nelle sgroppate preziose di Alex Sandro e di Chiesa. E l’oro di cui è fatta la panchina bianconera: perché se quando hai bisogno di cambiare ritmo, puoi permetterti di inserire Cuadrado e Kulusevski, allora sei un uomo molto fortunato. Non a caso l’autorete di Ibañez che chiude la gara è ispirata da un dialogo inarrestabile tra i due.

Ma la fortuna bisogna anche saperla accogliere e Pirlo sta diventando scaltro anche in questo. Non si scompose dopo quella lezione subita dall’Inter, mentre quasi tutta Italia - compresi molti juventini - scaricavano mitragliate di sentenze sui bianconeri. E non si scompone adesso che, con il 2-0 alla Roma, le vittorie di fila sono diventate sei e la distanza dalla vetta e di 5 punti con una gara da recuperare.

L’imperturbabilità era il più grande pregio del Pirlo calciatore vincente e si sta rivelando la più grande risorsa di questo Pirlo aspirante tecnico vincente. La capacità di mantenere la calma tanto nella tempesta quanto nel vento dell’entusiasmo. La lucidità prima di tutto. Come in campo, in quelle notti in cui il pallone ha la temperatura di un’acciaieria: passatelo a me ’che lo nascondo agli avversari. E ieri sera, il tecnico bianconero ha fatto questo nell’apparecchiare un bel trappolone al collega Fonseca, ancora a digiuno di vittorie nei big-match e ora superato dai bianconeri al terzo posto. La Roma si aspettava una Juve all’attacco, invece la Juve ha aspettato la Roma. Nel più classico degli agguati. "Abbiamo fatto la gara che fecero i giallorossi all’andata: non siamo andati a prenderli alti. Anche perché giocando così di frequente, non si può pensare di poter sempre tenere certi ritmi". E’ l’analisi che ci restituisce un Pirlo più maturo, enormemente cresciuto in questi sette mesi scarsi sulla panchina più pesante d’Italia. Sta dimostrando di poterci stare, e pure comodo. Gestione del gruppo ottima ("mi sento parte di loro, i campioni mi aiutano molto") e grande capacità di invertire l’ordine degli addendi senza cambiare il risultato. Ieri ben sette cambi rispetto alla Juve che ha vinto l’andata della semifinale in casa dell’Inter. A proposito, martedì è già tempo di ritorno. E’ tempo di un nuovo esame. Da affrontare con il solito sguardo imperturbabile.