di Valerio Baroncini Ci sono storie che si perdono nella leggenda e questa, se non nella leggenda, ha radici nel mito. Checco Costa oggi avrebbe 110 anni: era nato il 7 aprile e chissà cos’avrebbe pensato nel rivedere un Gp di Formula 1 nella sua Imola. Più precisamente: nella pista che lui ha disegnato, amato, creato, sbalzato come quelle che si fanno in spiaggia, per le biglie. E proprio questa dimensione fiabesca, da mito appunto, è la cornice in cui affonda i piedi l’Imola che romba: qualcuno racconta che...

di Valerio Baroncini

Ci sono storie che si perdono nella leggenda e questa, se non nella leggenda, ha radici nel mito. Checco Costa oggi avrebbe 110 anni: era nato il 7 aprile e chissà cos’avrebbe pensato nel rivedere un Gp di Formula 1 nella sua Imola. Più precisamente: nella pista che lui ha disegnato, amato, creato, sbalzato come quelle che si fanno in spiaggia, per le biglie. E proprio questa dimensione fiabesca, da mito appunto, è la cornice in cui affonda i piedi l’Imola che romba: qualcuno racconta che Checco, un dottore in Agraria con l’amore per il mutòr come si dice in Romagna, prese il figlio Claudio per le gambe e lo trascinò sulla terra rossa tra la Tosa e via dei Colli, come si fa proprio al mare, abbozzando il primo autodromo. In realtà ci fu una notte d’estate, sulla fine degli anni Quaranta, in cui Costa e alcuni amici, camminando nella stessa zona sopra il fiume Santerno, disegnarono davvero un circuito: Tosa, via dei Colli, Piratella, le Acque Minerali.

Era il 1947. In breve tempo iniziò il sogno, con la nascita dell’Esti, l’Ente sport e turismo Imola. Di anno in anno si creò il tracciato, in una cronologia che mette in fila personaggi come Enzo Ferrari, i Maserati, il Coni. Il 6 marzo 1950 il sogno divenne realtà, con un budello da percorrere in senso antiorario. Collaudato nel 1952, l’inaugurazione avvenne in aprile, il 25, con una gara motociclistica, il Gp Coni. Quel giorno del 1953 c’erano alcune migliaia di persone sulla pista e fa impressione, adesso, pensare che i bolidi di F1 gireranno nel vuoto della pandemia.

Il resto è storia: Checco Costa, organizzatore da Oscar, porta a Imola in 40 anni 23 Coppe d’Oro, 12 edizioni della 200 Miglia, 7 Gp delle nazioni, 2 gp di San marino di F1, 5 campionati europei, 10 mondiali di motocross e svariate gare minori.

Nel 1988 la morte, avvenuta per un disgraziato incidente: Checco Costa era in bicicletta, l’impatto con un motociclista fu fatale. Amico di Enzo Ferrari, la sua eredità vive in Claudio e Carlo, i figli uno papà della Clinica Mobile e l’altro storica voce del circuito. Non è un caso che il tracciato del Santerno sia stato definito il piccolo Nurburgring. Intenditore di grano e sementi, Checco Costa aveva esercitato la professione di perito agrario, amministrando i poderi di proprietà dell’Ente comunale di assistenza e sperimentando le qualità di grano più adatte al territorio imolese. Una varietà di grano si chiamerà “San Prospero Checco”: un seme germinato, dunque, non solo nel circuito abbarbicato sotto i Tre Monti, ma anche nella terra di Romagna stesa attorno. Natura e idrocarburi.