La gioia di Antonio Conte (51 anni): la sua Inter ha fatto 13 vittorie di fila in casa, pareggiando il record di Leonardo nel 2011
La gioia di Antonio Conte (51 anni): la sua Inter ha fatto 13 vittorie di fila in casa, pareggiando il record di Leonardo nel 2011
di Mattia Todisco Nonostante il primo posto, nei commenti si parla tantissimo del futuro della società nerazzurra. Già nel pre-partita l’ad Marotta aveva fatto il punto sulla richiesta di sanzioni da parte di alcuni club di Serie A al presidente di Lega Dal Pino ("Non sappiamo ufficialmente nulla, abbiamo appreso dagli organi d’informazione", dice l’ad). "Siamo in un momento tragico del calcio, c’è un’altissima litigiosità che nasconde il problema della sostenibilità – afferma -. Questo modello non funziona, la pandemia ha contribuito alla contrazione dei ricavi. Spero si possa parlare di una riforma...

di Mattia Todisco

Nonostante il primo posto, nei commenti si parla tantissimo del futuro della società nerazzurra. Già nel pre-partita l’ad Marotta aveva fatto il punto sulla richiesta di sanzioni da parte di alcuni club di Serie A al presidente di Lega Dal Pino ("Non sappiamo ufficialmente nulla, abbiamo appreso dagli organi d’informazione", dice l’ad). "Siamo in un momento tragico del calcio, c’è un’altissima litigiosità che nasconde il problema della sostenibilità – afferma -. Questo modello non funziona, la pandemia ha contribuito alla contrazione dei ricavi. Spero si possa parlare di una riforma del calcio". Un confronto ci sarà non solo tra dirigenti dei vari club, ma anche all’interno della stessa Inter. Difficile pensare che si possa vivere un’altra stagione come quella che va a concludersi, in cui agli ostacoli dati dal Covid si sono aggiunte le tantissime voci su possibili cambi di proprietà, gli stipendi non pagati da novembre in poi (eccezion fatta per gennaio), le rate da corrispondere alle società da cui sono stati comprati alcuni giocatori per rispettare le richieste dell’Uefa. Già Conte aveva chiesto chiarezza. "La sua mi sembra una dichiarazione onesta, a fine stagione valuteremo i programmi come ogni società – dice Marotta -. C’è molta incertezza per via del modello nel mondo del calcio, ma è giusto un giorno sedersi per parlare dei programmi futuri". Dal canto suo il tecnico è tornato sul tema ai microfoni di Sky. È vero che in carriera non ha mai disdegnato le sfide e che spesso le ha vinte (Juventus, Chelsea, Nazionale, ora l’Inter) ma è anche vero che poter lavorare su una base già costruita, a cui si è dato un pesante contributo, è tutta un’altra storia. "La mia risposta è stata di voler guardare al presente, poi ovviamente ci vorrà un po’ di chiarezza. Punto – ripete l’allenatore nerazzurro -. Se fai la stessa domanda ai dirigenti, ti daranno la stessa risposta. A volte si fa passare Conte per un guerrafondaio, si parlava della mia conferenza di ieri che è stata da 0-0. Mai come quest’anno sono stato zitto e ho pensato a lavorare. Restare all’Inter? Partire sempre da zero e fare un lavoro di 2-3 anni e poi dover ripartire di nuovo da zero è faticoso per un allenatore come me. Io sul lavoro sul campo e sulla testa dei ragazzi investo tanto, è ovvio che si spera sempre che il lavoro possa durare per tanto tempo. Io sarei contento di poter continuare il lavoro che sto facendo e magari finirlo, ma è ovvio che a bocce ferme tutti abbiamo bisogno di capire che cosa si può fare. Ma in maniera molto serena". Tra le domande a cui aveva preferito non rispondere in conferenza ce n’era una riguardante la distanza tra l’Inter e le attuali quattro semifinaliste di Champions. In qualche modo Conte dà un accenno di quella che è la sua visione: "So che il mio cognome è pesante, negli anni mi sono trovato a combattere e combattere soprattutto in Champions con squadre non attrezzate". Chissà che dopo un mercato invernale immobile non riesca ad ottenere i rinforzi che servono per far bene anche in Europa.