Antonio Conte, 51 anni: nella prima stagione arrivò 2° e in finale di Europa League
Antonio Conte, 51 anni: nella prima stagione arrivò 2° e in finale di Europa League
di Giulio Mola Ha in mente una sola cosa Antonio Conte da quando è arrivato all’Inter: il suo obiettivo è sempre stato lo scudetto. Riprendersi uno scettro che tutto sommato gli appartiene, perché il “ciclo“ vincente della Juventus era stato lui ad aprirlo. Per questo Marotta lo aveva voluto a Milano. E il tecnico salentino dal luglio del 2019 ha rimesso nel mirino il “tricolore“ (il sesto campionato da conquistare), senza sventolare “urbi et orbi“ le proprie legittime ambizioni. Lavorando e pedalando a testa bassa, anche ora che il traguardo si avvicina sempre di più. L’Inter ha raggiunto la maturità, dopo aver...

di Giulio Mola

Ha in mente una sola cosa Antonio Conte da quando è arrivato all’Inter: il suo obiettivo è sempre stato lo scudetto. Riprendersi uno scettro che tutto sommato gli appartiene, perché il “ciclo“ vincente della Juventus era stato lui ad aprirlo. Per questo Marotta lo aveva voluto a Milano. E il tecnico salentino dal luglio del 2019 ha rimesso nel mirino il “tricolore“ (il sesto campionato da conquistare), senza sventolare “urbi et orbi“ le proprie legittime ambizioni. Lavorando e pedalando a testa bassa, anche ora che il traguardo si avvicina sempre di più.

L’Inter ha raggiunto la maturità, dopo aver “scollinato“ senza danni l’ostacolo Napoli può guardare le ultime sette giornate con grande fiducia. Punto importantissimo quello di domenica sera perch fotografa bene i nerazzurri: un gruppo di campioni e gregari che non molla mai. Come l’allenatore, formatosi ad una scuola che della vittoria ha fatto un obbligo, più che una vocazione. Sulla piacevole “ossessione“ Antonio ci ha costruito una carriera. E anche all’Inter, nonostante mille difficoltà, nonostante le incertezze del presente e soprattutto del futuro, Conte ha ripagato tutti della fiducia. Con gli interessi. Interrompendo la serie record della “sua“ Juventus.

Soddisfazione doppia, ma che non riesce totalmente a strappargli un sorriso. Perché gli ultimi mesi sono stati difficili, tormentati, faticosi. In campo e fuori. Le certezze Conte le ha trovate negli spogliatoi, le soddisfazioni se l’è prese sul terreno di gioco dopo aver isolato in una grande “bolla“ la squadra. Mica semplice. Perché tutto il resto è avvolto nelle nebbie dei misteri che da troppo tempo circondano la società. Anche domenica sera Conte è stato chiarissimo, non si è nascosto dietro quelle penose bugie che qualcuno prova goffamente a far passare come verità: "Non possiamo programmare, non sappiamo quel che succederà, adesso dobbiamo pensare solo al presente" ha ribadito l’allenatore. Di più: "Del mercato per la prossima Champions League non si può dire nulla, per il semplice fatto che non so nulla". Tradotto: prendiamoci lo scudetto, godiamocelo (perché è stata un’impresa straordinaria) e poi si pensa. Parlare oggi di investimenti per acquisti non ha senso, figuriamoci di rinnovo del contratto per l’allenatore.

I tormenti di Antonio non sono più simulati, appartengono ormai ad un’era nuova: quella della consapevolezza, per la prima volta, di essere senza rete. Conte non dice nulla per caso, nulla di eversivo, non recita commedie utili ad eventuali strategie. Lui ha già vinto. Però resta un uomo solo al comando, alterna affondi e parate, ghigni e sorrisi. Proprio nel momento più bello, con la squadra che gli sta regalando enormi soddisfazioni, avrebbe bisogno di certezze dalla società. Di fatto l’unico piede sul pedale è il suo. E anche se le incognite sono tantissime, e le variabili fumose, l’ennesima sfida non lo spaventa. Verò, ieri qualcuno sull’onda dell’entusiasmo per la nascitura SuperLeague ha preso la palla al balzo, immaginandosi un ritorno in grande stile di Suning, pronto a incassare i nuovi inaspettati guadagni e a ripartire. Conte e la squadra aspettano.