di Luca Talotta Il Milan a un punto dall’essere campione d’inverno. Non varrà un granché, ma intanto è la più grande novità di giornata. Perché la doppietta di Ibrahimovic, onestamente, al pari del Diavolo che vince perennemente in emergenza di uomini, ormai non fa più notizia. Sul fatto che i rossoneri possano chiudere il girone d’andata al primo posto, ci si può romanzare quanto vogliamo. Perché negli ultimi 13 anni, vale a dire nell’era dei tre punti a vittoria, è capitato solo due volte che chi si laureasse campione d’inverno poi non vincesse lo Scudetto. E, guarda caso, è capitato sempre al Napoli...

di Luca Talotta

Il Milan a un punto dall’essere campione d’inverno. Non varrà un granché, ma intanto è la più grande novità di giornata. Perché la doppietta di Ibrahimovic, onestamente, al pari del Diavolo che vince perennemente in emergenza di uomini, ormai non fa più notizia. Sul fatto che i rossoneri possano chiudere il girone d’andata al primo posto, ci si può romanzare quanto vogliamo. Perché negli ultimi 13 anni, vale a dire nell’era dei tre punti a vittoria, è capitato solo due volte che chi si laureasse campione d’inverno poi non vincesse lo Scudetto. E, guarda caso, è capitato sempre al Napoli di Sarri. In generale, in 85 anni di campionati di Serie A, la squadra campione d’inverno ha poi vinto lo scudetto 58 volte. Dunque nel 68,2% dei casi. Freddi numeri, certo, ma che fanno capire come questo Milan, ormai, ci creda davvero.

E l’arrivo di Mandzukic e Tomori (il croato verrà ufficializzato oggi, per il difensore del Chelsea potrebbe volerci qualche ora in più), dopo quello di Meité, ne sono la riprova. Si aspettava la risposta del Milan, arrivata pronta e concreta: 2-0 al Cagliari alla Sardegna Arena, proprio come l’11 gennaio scorso. In quell’occasione il 2-0 fu siglato da Leao e Ibrahimovic; ieri, in assenza del portoghese per squalifica, ci ha pensato lo svedese a chiudere la gara. E lo ha fatto sfruttando i primi minuti di gioco delle prime due frazioni di gara, come fanno le grandi squadre che vogliono subito imporre il proprio ritmo alla gara: vantaggio già dopo cinque minuti per un fallo, stupido quanto ingenuo, di Lykogiannis ai danni di Ibrahimovic. Lo svedese cade in area, si procura il rigore e lo trasforma, "rubandolo" a quel Kessie che sarebbe dovuto essere il rigorista della squadra (cit. proprio di Ibrahimovic). Non segnava da 57 giorni, Ibracadabra: l’ultima volta era il 22 novembre, doppietta al Napoli prima di infortunarsi. Perché lo svedese, quando la butta dentro, lo fa sempre a doppia mandata. E dunque eccola, la seconda rete: minuto 52, lancio millimetrico di Calabria e Ibra che insacca, aiutato ancora una volta da Lykogiannis che lo tiene in gioco. E riparte anche la caccia alla classifica marcatori, con la dodicesima rete in campionato. Il tutto dopo un palo di Calabria, che forse avrebbe meritato la marcatura.

Eppure il Milan si era presentato senza Gabbia, Bennacer, Calhanoglu, Theo Hernandez, Rebic, Leao e Krunic. Mezza squadra, di fatto; cosa che, però, non ha scalfito le certezze del Diavolo, che risponde presente e rispedisce indietro di tre punti i cugini nerazzurri, di nove lunghezze Roma e Napoli e di ben dieci la Juventus campione d’Italia. Grandi numeri, per una grande squadra. Che oggi abbraccerà il suo nuovo ariete, Mandzukic, e inizierà già a pensare al match di sabato prossimo. Quando a San Siro arriverà l’Atalanta di Gasperini. Mancheranno gli squalificati Romagnoli (ammonito ieri sera) e Saelemaekers (due gialli in appena cinque minuti), rientrerà Leao sperando, poi, di recuperare qualcuno dei tanti infortunati. Anche se questo non sembra scalfire le certezze del Diavolo.