Paolo Franci

Non che si pretenda l’eleganza british di Roberto Mancini. E nemmeno quella asciutta di Pep Guardiola. Non gli si chiede, neanche, di essere divertente come sanno esserlo Klopp e Mourinho davanti a una telecamera. Detto che, se a questi due girano ‘los huevos’, sono dolori. Però, all’Antonio Conte che ad ogni comparsata tv è nervoso oltre il nervoso, qualcosina bisognerà pur dire no? Va bene l’adrenalina, la rabbia, ma in un club come l’Inter, eleganza, savoir-faire, stile, sono requisiti imprescindibili, soprattutto nel calcio-business di oggi. E da questo punto di vista, comportandosi come ha fatto Conte dopo il flop Champions con lo studio di Sky, non rispondendo polemicamente a Capello e trattando male la conduttrice, il lavoro sulla ‘reputation’ dell’Inter è finito perlomeno contromano. Perchè poi, quando quegli otto minuti di video finiscono su youtube e sui social, l’immagine dell’Inter va a farsi friggere tanto quanto la sua, oggetto di scherno a mitraglia tra meme e sfottò. Ricordando a noi stessi, ma soprattutto a Conte, che il nostro pallone sta in piedi perchè lo pagano le tv, si potrebbe dire: si vabbè, però chissenefrega delle telecamere, contano i risultati o no? Appunto. E cioè: quegli atteggiamenti, se fossero imbrillantinati dal successo sul campo non si noterebbero neanche.

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