di Giulio Mola Le verità di Antonio Conte. un allenatore che ha “spaccato“ (e sorpreso) il popolo nerazzurro, riversatosi ieri sui “social“ per sfogare la propria amarezza dopo il pareggio-beffa di Roma. Con l’Inter seconda a soli tre punti dalla vetta nonostante la frenata dell’Olimpico nella settimana che porta al match scudetto contro la Juve e Suning alla ricerca di liquidità (ma non sarà facile trovare un socio di minoranza che accetti le logiche del capitalismo di Stato, perciò Bc Partners potrebbe acquisire tutto il club), addetti ai lavori,...

di Giulio Mola

Le verità di Antonio Conte. un allenatore che ha “spaccato“ (e sorpreso) il popolo nerazzurro, riversatosi ieri sui “social“ per sfogare la propria amarezza dopo il pareggio-beffa di Roma. Con l’Inter seconda a soli tre punti dalla vetta nonostante la frenata dell’Olimpico nella settimana che porta al match scudetto contro la Juve e Suning alla ricerca di liquidità (ma non sarà facile trovare un socio di minoranza che accetti le logiche del capitalismo di Stato, perciò Bc Partners potrebbe acquisire tutto il club), addetti ai lavori, opinionisti e tifosi parlano solo di lui. Del tecnico salentino. Delle sue esternazioni. Dimenticando la striscia di 8 vittorie di fila interrottasi da poco. Può piacere o meno Antonio, però è uno che non le manda a dire. Sincero, leale, permaloso. Non stupido. E gran lavoratore.

Si è cucito la bocca per mesi, mentre i trombettieri di Zhang e le veline societarie lo accusavano di non saper vincere e la Proprietà cinese si eclissava lentamente dietro una microcamera di Skype dopo aver ordinato la chiusura della cassaforte. Ma adesso l’allenatore ha deciso di uscire allo scoperto. Proprio nel momento più delicato della stagione (un punto in due gare). E di spiegare. Chiarire. Aprire gli occhi a chi ancora crede alle favolette di una certa "comunicazione". Insomma, dopo tanti silenzi, indiscrezioni, goffe smentite e un mare di bugie, è stato ancora Antonio a metterci la faccia. A chi gli rimproverava di aver sbagliato i cambi all’Olimpico, di aver inserito Kolarov, Gagliardini e Perisic “abbassando“ la squadra e favorendo la rimonta della Roma, il tecnico ha replicato con calma: "Quei cambi ci stavano, Lautaro ha dato tantissimo in quei 75′ anche in fase di non possesso e Hakimi pure. Stiamo parlando di giocatori che hanno sempre giocato... L’Inter deve avere una rosa importante se vuole ambire ad obiettivi importanti. Non vedo perché non si possa pescare dalla panchina". Discorso che non fa una grinza. Perché gli stessi che criticano le sostituzioni di domenica, fino a sabato dicevano che tutto il gruppo fosse all’altezza. E invece adesso in tanti se la prendono col “vecchio“ Kolarov e con “lo svogliato“ Perisic. Anche su questo Conte è stato chiarissimo. Perché l’austerity societaria di fatto ha rimesso in gioco calciatori tornati dai prestiti e già esclusi dal progetto da parte di tecnico e società (il croato è uno di questi). Una volta per tutte, l’allenatore ha ribadito di "non aver mai chiesto giocatori, perché di mercato non se ne parla. E quella è la linea del club". Parole da cui si evince una legittima insofferenza da parte del tecnico cui evidentemente erano state prospettate ben altre risorse.

Adesso testa alla Fiorentina per il match di Coppa Italia. Chissà se Conte se la sentirà di schierare la squadra B...