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13 apr 2022

Clara fischia tra i giganti del rugby: "Voglio aprire la strada alle donne"

La Munarini sabato arbitrerà la finale di Coppa Italia maschile a Parma tra Fiamme Oro e Petrarca

13 apr 2022
doriano rabotti
Sport
Clara Munarini, 32 anni, arbitrerà la finale di Coppa Italia di rugby maschile
Clara Munarini, 32 anni, arbitrerà la finale di Coppa Italia di rugby maschile
Clara Munarini, 32 anni, arbitrerà la finale di Coppa Italia di rugby maschile
Clara Munarini, 32 anni, arbitrerà la finale di Coppa Italia di rugby maschile

Ci sono azioni che abbattono muri, prime volta che cambiano il verso della storia: nel caso di Clara Munarini sarà un fischietto a sancire una svolta epocale nel rugby italiano. Perché la ragazza di Parma sabato nello stadio della sua città, il Lanfranchi, sarà il primo arbitro donna a dirigere una finale di coppa Italia nel rugby, sport non propriamente per signorine. Di fronte ci saranno i giganti forzuti delle due squadre di Padova, le Fiamme Oro e il Petrarca, ma è abbastanza prevedibile che gli occhi saranno concentrati sull’arbitra, come preferisce essere chiamata lei.

Clara ha 32 anni, è laureata in economia, lavora per un’azienda logistica ed è abituata ad aprire strade nuove: nell‘aprile dello scorso anno, quando diresse Viadana-Colorno, fu la prima donna italiana ad arbitrare nel massimo campionato nazionale maschile. "Questa designazione è una grande soddisfazione – ha detto Clara –. Un riconoscimento molto importante ed inaspettato, direi, avendo esordito in Top10 solo un anno fa. Sono molto contenta di avere la fiducia dei miei coach e dei miei responsabili e di aver consolidato un buono standard nel nostro alto livello ed in ambito internazionale".

Prima di lei, soltanto l’irlandese Joy Neville aveva già arbitrato gli uomini, ma partendo da una base diversa perché la Nevile era stata una giocatrice della sua nazionale.

Clara invece non ha mai giocato a rugby. Però sa benissimo che il suo ruolo va oltre quello della direzione di una partita: "Allargando la prospettiva alla parità di genere mi rendo conto che la designazione può colpire anche i non addetti ai lavori. Mi auguro che in futuro vedere una donna arbitrare gli uomini faccia sempre meno colpo", raccontò ai tempi della prima gara maschile di Top 10.

Spiegando allora anche come scelse la palla ovale: "Mi piacciono tutti gli sport, ho iniziato a guardare il rugby seguendo l’Italia al Sei Nazioni. A Parma c’erano Overmach e Gran, andai a vederle dal vivo e a 21 anni conobbi un ragazzo di Noceto che faceva l’arbitro, è iniziato tutto lì".

La prima volta fu a Modena in un triangolare under 14, c’erano anche Rimini e Colorno. Quel giorno i ragazzi non sapevano che avrebbero visto nascere una stella.

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