Il gol dell’1-0 di Federico Chiesa, 23 anni: una prodezza per sbloccare il match
Il gol dell’1-0 di Federico Chiesa, 23 anni: una prodezza per sbloccare il match
di Paolo Franci Sì è vero. Si può vincere anche soffrendo, barcollando e subendo l’avversario. Si può vincere dopo aver assaggiato il pane duro e indigesto del primo match ad’eliminazione diretta, dimenticando panna e champagne delle prime gare. SI può vincere e arrivare ai quarti giocando un tempo, il secondo, nel quale l’Italia è sembrata tutto tranne che se stessa. E si può vincere ai supplementari - e andiamo! - perchè il ct della Nazionale ha preparato due squadre e la decide con i cambi: Loca, il Gallo e soprattutto, quei benedetti ragazzi di Fede Chiesa, un altro giocatore da quando Berardi gli ha sfilato la...

di Paolo Franci

Sì è vero. Si può vincere anche soffrendo, barcollando e subendo l’avversario. Si può vincere dopo aver assaggiato il pane duro e indigesto del primo match ad’eliminazione diretta, dimenticando panna e champagne delle prime gare. SI può vincere e arrivare ai quarti giocando un tempo, il secondo, nel quale l’Italia è sembrata tutto tranne che se stessa. E si può vincere ai supplementari - e andiamo! - perchè il ct della Nazionale ha preparato due squadre e la decide con i cambi: Loca, il Gallo e soprattutto, quei benedetti ragazzi di Fede Chiesa, un altro giocatore da quando Berardi gli ha sfilato la maglia, è il golden boy 2.0 Matteo Pessina, l’uomo in più.

Nel tempio del pallone non si può sbagliare. E si deve giocare bene. Non c’è altra via, seguendo il senso estetico di Mancini e quello della leggenda di Wembley. Soprattutto però, non si può sbagliare perchè per la prima volta da quella maledetta notte del Meazza contro la Svezia, l’Italia gioca un partita che decide se ci sarà un futuro o no. Contro l’Austria, tosta e cattiva nel pressing, per la prima volta Mancini e i suoi, gonfi di record, successi e complimenti, se la giocano dall’altra parte della linea rossa, laddove se sbagli sei finito. E allora, la maglia la senti più stretta, la caviglia è più rigida, i muscoli più tesi e il pallone pesa più del solito. Quante cose strane per i calciatori quando il futuro può essere paradiso o baratro, senza sentieri per una maledetta seconda chance.

Non si può sbagliare nulla, dunque. E Mancini se la rende più semplice nelle scelte mettendo in campo la Nazionale che ha battuto la Turchia, con Di Lorenzo al posto di Florenzi rispetto a quel 3-0 e il ritorno di Verratti per Locatelli.

L’Austria poggia sul genio di Arnautovic davvero super e in ogni caso si tratta di una squadra che ha un buon pedigree nei giocatori, quasi tutti condomini della Bundesliga, ma panca corta e questo sarà decisivo. E infatti l’avvio di gara è tutto loro, che pressano recuperano, ci provano con coraggio. E’ una squadra vera. I nostri accusano all’inizio. Tensione. Emozione. Ci sta. Poi però prendiamo campo, creiamo molto ma tiriamo poco nel primo tempo: parata di Bachmann su esterno di Barella e palo di Immobile dai 25 metri. Il resto è palleggio, incursioni di Spinazzola e timore su una fuga di Arnautovic. Loro però, solidi, svelti, cattivi. E più freddi. I nostri frenetici e impazienti di metterla in discesa. Troppo.

Nella ripresa l’Italia vive minuti tremendi. Immobile non ne tiene una, Barella e Verratti barcollano, loro creano e sfiorano il gol e mentre Mancio sta per mettere dentro Pessina e Locatelli, Arnautovic segna di testa ma santo Var: un piede in fuorigioco dell’ex Inter salva l’Italia. Arrivano i cambi e l’Italia esce dall’apnea finalmente, sebbene la partita resti un filo di lama. E si va ai supplementari con Chiesa e Belotti in campo e il record della porta azzurra inviolata: 1145 minuti contro i 1143 di Zoff. Cinque minuti e l’Italia va in paradiso passando per Chiesa che spacca la partita e poi per l’uomo in più, Matteo Pessina, prima del Grande Spavento con Kalajdzic.