di Leo Turrini E’ un po’ come se il Real Madrid si fosse rafforzato prendendo gli scarti del Barcellona. O se il Liverpool fosse tornato al top della Premier riciclando gli esuberi del Manchester City... C’è anche questo, dietro e dentro il dominio Mercedes, che ieri a Silverstone con Hamilton ha vinto addirittura su...tre ruote! Onore al merito, per carità. Ma qualcosa stride, irrita, infine lascia vagamente sgomenti: cioè l’ingaggio, da parte di Toto Wolff, di gente scaricata frettolosamente da Maranello. È una storia, a puntate!, che ho raccontato spesso. Val la pena riassumerla. Il primo....

di Leo Turrini

E’ un po’ come se il Real Madrid si fosse rafforzato prendendo gli scarti del Barcellona. O se il Liverpool fosse tornato al top della Premier riciclando gli esuberi del Manchester City...

C’è anche questo, dietro e dentro il dominio Mercedes, che ieri a Silverstone con Hamilton ha vinto addirittura su...tre ruote! Onore al merito, per carità. Ma qualcosa stride, irrita, infine lascia vagamente sgomenti: cioè l’ingaggio, da parte di Toto Wolff, di gente scaricata frettolosamente da Maranello. È una storia, a puntate!, che ho raccontato spesso. Val la pena riassumerla.

Il primo. Nella primavera del 2011, in una notte buia e tempestosa, l’allora presidente Montezemolo esonera il direttore tecnico Aldo Costa. Motivo: nel Gran Premio di Spagna la Rossa di Alonso è stata doppiata dalla Red Bull e l’asturiano, umiliato e offeso, ha preteso un sacrificio umano. Passano pochi mesi e l’emiliano Costa si accasa in Mercedes. Non in veste di dt, ma con un ruolo importante. Ci resta fino al 2019, poi torna in Italia. Ma alla Dallara, a Parma, a casa sua.

Il secondo. Passano gli anni. Estate 2016. Sergio Marchionne è il presidente. La Ferrari in pista non vince e allora salta la testa di James Allison, pochi mesi prima confermato nelle mansioni di dt per un triennio. Attenzione a un dato curioso. Praticamente tutti i team di Formula Uno, quando interrompono la collaborazione con un ingegnere, si avvalgono della clausola del divieto di concorrenza (di solito, per un periodo di diciotto mesi). La Ferrari, no. Nel 2017, James Allison è già direttore tecnico altrove. Dove? Alla Mercedes, c’è bisogno di chiederlo?

Il terzo. Ovviamente professionisti che cambiano ambiente di lavoro si portano dietro un bagaglio di preziose informazioni ma tutto questo non sembra preoccupare la Ferrari. Che continua inesorabilmente a perdere. E a dirottare tecnici verso chi vince. Avanti. Estate 2017. Il Cavallino non sta andando male, Vettel contende il titolo ad Hamilton almeno fino alla fine dell’estate. Ma scatta ancora la mannaia: Lorenzo Sassi, valoroso ingegnere toscano, capo dei motoristi, viene sollevato all’improvviso dall’incarico. Motivo: una nuova versione della power unit non garantisce cavalli in più. Sassi non rimane a spasso più di tanto. Gli arriva una telefonata. Da parte di chi? Ma della Mercedes, ovviamente. Così Toto Wolff si mette in casa un signore che del motore Ferrari sa tutto. Ma proprio tutto.

Il quarto. Certe abitudini sono radicate. Dopo la morte di Sergio Marchionne a Maranello diventa presidente John Elkann. Il traffico (a senso unico) direzione Stoccarda non si esaurisce. Nel 2019 lascia il Cavallino Giacomo Tortora, responsabile del simulatore, elemento fondamentale per lo sviluppo della vettura. Meglio, viene tolto di lì.

Chi lo contatta senza sprecare tempo? Avete qualche incertezza? Toto Wolff, sicuro. Che nomina Tortora deputy chief designer della Freccia Nera, in pratica vice progettista della macchina che vince sempre. La Mercedes, mica la Ferrari.