Paolo Franci

Cercando nella storia del nostro Paese romantici paralleli con lo show di Gasp and the Revolution, come si possono ignorare i moti carbonari, ispirati da un vento patriottico e liberale che giusto duecento anni fa spirava contro le tirannie? Certo, qui siamo al bar sport, in mezzo alle frivolezze del dio pallone. Però siamo anche all’alba di un nuovo mondo, assai brutto, che ci consegna al calcio dei troppi tentativi di scissione per danaro. E’ così che è nata la SuperLega. E’ così che l’avidità spacciata per necessità e travestita da Disneyland del pallone, ci viene presentata sotto forma di nuove competizioni. E mica solo la SuperLega, perchè c’è pure la disfida per il Mondiale ogni due anni inseguito dalla Fifa e la minaccia di scisma dell’Uefa. Poi però succede che l’Atalanta, figlia dell’ingegno e della programmazione sia protagonista di un’altra lezione di calcio a uno dei simboli del pallone esoso, scissionista e promotore della SuperLega, lo United. Sì, un’altra, perchè a prescindere dal risultato, così fu anche all’Old Trafford, con tanto di doppio vantaggio poi rimontato dai Red Devils. Quanto sono belli i moti carbonari del pallone - dall’Atalanta, allo Sheriff, al Bruges che ferma il Psg, al Benfica che ne fa tre al Barcellona o lo Young Boys che si pappa lo United – quando ci ricordano che si può gonfiare la rete con le idee, il coraggio e il talento, senza passare per avidità e portafogli senza fondo?