A Claudio Lotito in primo grado era stata inflitta un’inibizione di 7 mesi
A Claudio Lotito in primo grado era stata inflitta un’inibizione di 7 mesi
Un anno di inibizione per Claudio Lotito e 200mila euro di multa per la Lazio. La nuova Corte federale d’appello a sezioni unite modifica la sentenza di primo grado del Tribunale federale nazionale che aveva comminato 7 mesi di inibizione al patron biancoceleste per la mancata applicazione dei protocolli, ma non nel senso del ricorso...

Un anno di inibizione per Claudio Lotito e 200mila euro di multa per la Lazio. La nuova Corte federale d’appello a sezioni unite modifica la sentenza di primo grado del Tribunale federale nazionale che aveva comminato 7 mesi di inibizione al patron biancoceleste per la mancata applicazione dei protocolli, ma non nel senso del ricorso del presidente Lazio che chiedeva la piena assoluzione. Stando così le cose, Lotito rischia la decadenza da consigliere federale. "Ma la sentenza deve andare in giudicato", assicura l’avvocato di Lotito, preannunciando ricorso al Collegio di garanzia presso il Coni. Rispetto al primo grado, in appello peggiora anche la multa per il club, da 150 a 200mila euro, ritenuto dai giudici colpevole come il presidente e i due medici biancocelesti Ivo Pulcini e Fabio Rodia (per loro confermati 12 mesi di stop) di non aver comunicato a dovere alle autorità sanitarie di competenza le presunte positività al Covid di alcuni componenti del gruppo squadra (tra cui diversi giocatori, alcuni anche schierati in campo da Inzaghi) a cavallo delle due gare di Champions con Bruges e San Pietroburgo e quelle di campionato dell’1 novembre contro il Torino e dell’8 novembre contro la Juventus.

Un ricorso come detto ora appare scontato da parte della Lazio e del suo presidente: "La sentenza ha causato un inasprimento ancora maggiore in Claudio Lotito nel ritenersi vittima di un’ingiustizia. Il presidente considera questa costruzione accusatoria nei suoi confronti assolutamente infondata – afferma senza indugi l’avvocato della Lazio Gian Michele Gentile –. Vogliamo l’assoluzione, andremo avanti ricorrendo al Collegio di Garanzia e se necessario abbiamo anche il Tar".