Ante Rebic, 28 anni: senza Ibra e Giroud, tocca a lui fare gol per il Milan
Ante Rebic, 28 anni: senza Ibra e Giroud, tocca a lui fare gol per il Milan
di Luca Talotta Una notte per dimostrare che il passato non si cancella, che il dna da Champions League è ancora lì, scolpito in quelle sette coppe dalle grandi orecchie conquistate nel corso della propria storia che luccicano oggi solo al museo. Una gara, quella di stasera a San Siro contro l’Atletico Madrid (calcio d’inizio ore 21) che va ben oltre l’importanza di tre punti strategici nella corsa al passaggio agli ottavi di finale. Serve per riabilitare una famiglia intera, quella del Milan, da troppo tempo lontana dai palcoscenici che contano nel mondo del calcio. E che...

di Luca Talotta

Una notte per dimostrare che il passato non si cancella, che il dna da Champions League è ancora lì, scolpito in quelle sette coppe dalle grandi orecchie conquistate nel corso della propria storia che luccicano oggi solo al museo. Una gara, quella di stasera a San Siro contro l’Atletico Madrid (calcio d’inizio ore 21) che va ben oltre l’importanza di tre punti strategici nella corsa al passaggio agli ottavi di finale. Serve per riabilitare una famiglia intera, quella del Milan, da troppo tempo lontana dai palcoscenici che contano nel mondo del calcio. E che si ripresenta con un’altra proprietà, un altro vestito, un’altra filosofia.

A detta di tutti la Champions League è la casa naturale del Diavolo, ma stasera i ragazzi di Pioli dovranno dimostrarlo senza se e senza ma. Perché rischiare come fatto a La Spezia, dove a cinque minuti dalla fine ci ha pensato una rete del solito Brahim Diaz a tirare fuori le castagne dal fuoco, non è permesso: "E dove non arriviamo con l’esperienza, dobbiamo sopperire con le idee e con l’entusiasmo" la ricetta di Stefano Pioli. Per il quale, di certo, sarà un banco di prova ulteriore, contro una squadra che negli ultimi anni ha veleggiato nelle alte sfere del calcio europeo, "ma cercheremo di vincere". E lo farà senza Ibrahimovic, l’uomo simbolo della rinascita rossonera, quello che sulla carta dovrebbe dare l’energia, la forza, essere il totem di questa formazione e lasciare il suo imprinting sugli altri. Niente di tutto ciò, visto che lo svedese ormai manca dal 9 maggio scorso (certo i 20 minuti contro la Lazio sono stati anche conditi da una rete, ma il suo apporto in campo è stato finora pari a zero): questa squadra ha imparato a fare a meno anche di lui, che tornerà solo dopo la sosta per le nazionali al pari di Bakayoko, Krunic e Messias; recuperati, invece, Kjaer e Florenzi, per i quali sarà decisiva la rifinitura di stamattina.

Ma se questo è un Milan che si presenta quasi vergine all’evento Champions League, con un vestito fatto di tanti giovani in rampa di lancio e qualche vecchietto di esperienza, anche la proprietà è di fatto nuova a questo palcoscenico. Che la premia, però, per un percorso virtuoso fatto di traguardi sportivi ed economici raggiunti in un lasso di tempo relativamente breve: perché Elliott divenne proprietario del Milan nel luglio 2018, acquisendo una quota del 99,93% delle azioni del club a seguito dell’inadempimento del debito di 415 milioni di euro verso il fondo d’investimento statunitense da parte del precedente proprietario, l’effimero cinese Li Yonghong. Un primo bilancio con passivo monstre da -195 milioni di euro, un secondo dimezzato, chiuso a -96,4 milioni, e la cifra ‘zero’ alla voce ‘debiti con le banche’. Questa serata speciale, dopo sette anni di assenza, in fin dei conti è il risultato anche di questo percorso virtuoso con un nuovo vestito, una nuova filosofia e un nuovo padrone.