Damiano Caruso, 34 anni a ottobre, è professionista da tredici stagioni
Damiano Caruso, 34 anni a ottobre, è professionista da tredici stagioni
di Angelo Costa CANAZEI (Trento) Bernal è lassù, in classifica come sulla strada, e sembra irraggiungibile: a cinque tappe dalla fine, questo Giro può perderlo soltanto lui. "Quando si alza sui pedali, mi fanno male le gambe…", sospira Damiano Caruso, il più vicino di tutti al colombiano, se lo dice lui, c’è da credere che da qui a Milano si corra soltanto per il secondo posto, anche se restano una crono finale e tre arrivi in salita, il primo bello tosto oggi in Trentino. Alle spalle di...

di Angelo Costa

CANAZEI (Trento)

Bernal è lassù, in classifica come sulla strada, e sembra irraggiungibile: a cinque tappe dalla fine, questo Giro può perderlo soltanto lui. "Quando si alza sui pedali, mi fanno male le gambe…", sospira Damiano Caruso, il più vicino di tutti al colombiano, se lo dice lui, c’è da credere che da qui a Milano si corra soltanto per il secondo posto, anche se restano una crono finale e tre arrivi in salita, il primo bello tosto oggi in Trentino.

Alle spalle di Bernal c’è proprio Caruso, siciliano di Ragusa, 34 anni a ottobre, l’unico over trenta nei primi dieci di un Giro che lui ha iniziato da aiutante e sta proseguendo da leader dopo il forzato addio di Landa. Si sta dimostrando all’altezza, anche se il nuovo ruolo gli ha un po’ cambiato le abitudini: "Nel giorno di riposo dopo pranzo facevo un sonnellino, oggi parlo alla stampa", racconta il siculo dopo esser andato tutto solo a scalare il passo San Pellegrino, il suo personalissimo modo di rilassarsi. "Ho potuto ascoltare le emozioni e scaricare un po’ lo stress", rivela.

Professionista da tredici stagioni, ha corso altrettanti grandi giri, completandoli tutti: nei primi dieci è finito già due volte al Giro e l’anno scorso al Tour, sempre servendo i suoi capitani e senza mai perdere quell’umiltà e quella regolarità che lo stanno spingendo adesso verso un sogno. "Pensavo di poter fare bene in classifica, ma non così. Non è una sorpresa, di avere qualità l’ho già mostrato. Un podio non cambierebbe la mia carriera, non posso inventarmi leader alla mia età. So che posso farmi un bel regalo, è un’occasione che a quelli come me capita una volta sola: farò di tutto per coglierla", dice. Fare di tutto significa giocarsela in montagna. "Mi piacerebbe attaccare Bernal, ma non basta il cuore: servono anche gambe. Dura metterlo in crisi, per tutti. Non ho una strategia, l’unica è cercare di seguirlo finchè posso e vedere cosa succede".

E’ colpito dalla nuova generazione ("Vedo giovani forti, esplosivi e già vincenti, io mi difendo con l’esperienza"), ringrazia chi lo ha aiutato a crescere ("mio padre nella vita, l’ultimo Ivan Basso nello sport") e chi lo sta incoraggiando ("Mi hanno fatto piacere le parole di Nibali e il messaggio di De Marchi, ho capito di aver meritato rispetto e fiducia"), ma a spingerlo è soprattutto la famiglia, i figli Oscar e Greta coi quali spende tutto il tempo libero e ai quali vorrebbe dedicare il podio: "Li aiuterebbe a comprendere perché non sono a casa con loro".