MILANO

"Non è la mia giornata: sono le mie tre settimane", dice il migliore degli italiani, Damiano Caruso, specchiandosi in una folla in cui ci sono Ornella e i figlioletti Oscar e Greta, la sua famiglia. Chiude alla grande il ragusano, limando mezzo minuto a Bernal ("Una crono va sempre affrontata al massimo per non avere cali di concentrazione"), godendosi l’applauso lungo trenta chilometri di chi ha visto in lui l’italiano che va oltre i propri limiti. "Questo Giro mi ha regalato ogni emozione: mi ritrovo qui, secondo in classifica, chi l’avrebbe mai pensato?", chiede lui, conoscendo la risposta.

Ad applaudire Caruso c’è anche il siculo più illustre, Vincenzo Nibali, che si congeda da un Giro per lui opaco. "E’ una gioia immensa vedere là davanti Damiano, un amico fraterno che ha dato tanto anche a me. E’ l’immagine della Sicilia che non molla mai, di una terra di duri", racconta lo Squalo, ribadendo di non essersi fermato in anticipo "perché il Giro si onora, specialmente quando come me hai davanti poche occasioni". Di occasioni cercherà di crearsene un’altra fra un paio di mesi a Tokyo. "Visti i precedenti, i Giochi sono un obiettivo: dovrò avvicinarmi senza pressione, con leggerezza. C’è ancora tanta strada, ci sono tanti azzurri che possono fare bene, dallo stesso Caruso a Moscon: bisognerà farsi trovare nella forma migliore al momento giusto".

a. cos.