Milano, 3 gennaio 2019 - La Supercoppa Italiana diventa un caso politico. Il 16 gennaio si assegna infatti il primo trofeo della stagione: la finale fra Juventus e Milan verrà disputata al 'King Abdullah Sports City Stadium' di Jeddah in Arabia Saudita, dove il calcio nostrano sbarca per la prima volta nella propria storia e dove la manifestazione avrà atto per i prossimi tre anni (lo scorso giugno infatti la Lega Serie A ha siglato un accordo da circa 24 milioni di euro, di cui 7 verranno spartiti equamente fra le due squadre che si giocheranno il titolo). 

I SETTORI 'SINGLES' - Scelta che però ha aperto il dibattito dal momento che alcuni settori dello stadio, indicati come 'singles', sono riservati solo ai tifosi maschi (si tratta dei posti più vicini al terreno di gioco, Lower CAT1 e CAT2). Le donne invece potranno assistere alla gara dai settori chiamati 'families', "misti per uomini e donne". Va ricordato che l'Arabia Saudita ha aperto gli stadi anche alle donne, permettendo loro di assistere alle manifestazioni sportive (ed evidentemente solo in alcuni settori), dall'inizio del 2018.

LA POLITICA SCENDE IN CAMPO - In Italia però la politica è scesa subito in campo con un coro di critiche bipartisan: da Matteo Salvini a Laura Boldrini, passando per Giorgia Meloni e vari esponenti del Pd, per chiedere alla Federcalcio di bloccare le limitazioni delle donne allo stadio.  

"Che la Supercoppa italiana si giochi in un Paese islamico dove le donne non possono andare allo stadio, se non accompagnate dagli uomini, è una tristezza, una schifezza - dice il vicepremier leghista, tifosissimo rossonero, in diretta Facebook - Io quella partita, Juve-Milan, non la guardo". 

E Laura Boldrini, ex presidente della Camera e pasionaria di LeU: "Le donne alla #SuperCoppaItaliana vanno allo stadio solo se accompagnate dagli uomini. Ma stiamo scherzando? I signori del #calcio vendano pure i diritti delle partite ma non si permettano di barattare i diritti delle donne!".

Nicola Fratoianni rincara: "I vertici del calcio italiano (e i vertici Rai) se ne fregano, quando esultano per il successo nella vendita dei biglietti della partita, a cui le donne per gentile concessione potranno accedere solo se accompagnate". "La vergogna dovrebbe coprire i dirigenti senza dignità della Lega Calcio, della Juventus, del Milan e della Rai. Forse è arrivato il momento che neanche un centesimo di soldi pubblici vada a questi signori".

Su Facebook attacca anche la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni: "Supercoppa italiana Juve-Milan in Arabia Saudita. Le donne possono andare solo accompagnate nel settore famiglie, da sole no, perché l'Islam non lo ammette. Quindi una donna italiana che volesse comprarsi il biglietto per vedere la partita da sola o con un gruppo di amiche, non può farlo. Ma che schifo è? Abbiamo venduto secoli di civiltà europea e di battaglie per i diritti delle donne ai soldi dei sauditi? La Federcalcio blocchi subito questa vergogna assoluta e porti la Supercoppa in una nazione che non discrimina le nostre donne e i nostri valori".

E il Pd di Milano lancia l'hashtag "#IoNonScendoInCampo" per chiedere a Milan e Juve di non disputare la finale di Supercoppa italiana. 

L'AMBASCIATA DI RIAD - A fare chiarezza, però, ci pensa l'ambasciata di Riad a Roma, che - interpellata dall'Ansa - ha spiegato come le donne potranno andare allo stadio da sole. Il portavoce della missione saudita ha quindi negato che debbano essere accompagnate dagli uomini.

LA LEGA DI SERIE A - E rassicurazioni arrivano anche dal presidente della Lega calcio di Serie A, Gaetano Micciché, che evidenzia come "la nostra Supercoppa sarà ricordata dalla storia come la prima competizione ufficiale internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo". "Si giocherà a Gedda, in Arabia Saudita, in linea con le scelte dell'Italia; e le donne potranno andare allo stadio da sole, non accompagnate come si è diffuso in queste ore, e sarà una prima volta storica", scrive in una lettera in cui spiega le ragioni che hanno portato questa sede per il match. "Fin dal 1993 nella sua prima edizione all'estero, è stato il biglietto da visita per esportare e promuovere il calcio italiano nel mondo - aggiunge -. La scelta di portare il calcio in aree che differiscono per cultura e per tipologie di governo non è una decisione solo italiana, ma ha altri esempi internazionali poiché lo sport ha sempre più bisogno di platee globali per crescere".