Vincenzo Spadafora
Vincenzo Spadafora

Roma, 17 maggio 2020 - "Il campionato può ripartire il 13 giugno? Noi stiamo lavorando per fare in modo che dopo che sia ripreso, poi possa anche concludersi". Parola di Vincenzo Spadafora, che giustifica così la scelta, per adesso, di non sbilanciarsi troppo in merito alla data del ritorno in campo della serie A. "La prudenza utilizzata è stata interpretata male. Sappiamo, o meglio, speriamo ripartano da lunedì gli allenamenti di gruppo. Il Governo ha dato il suo via libera, ora dipende dai club. Per il campionato bisognerà vedere le curve del contagio dopo la riapertura vera - spiega il ministro delle politiche giovanili e dello sport in diretta Facebook sulla pagina Casa Napoli - Il mio auspicio è che si possa ripartire il 13 giugno, ma non può essere una data certa oggi. Si sono fermate le Olimpiadi...Ora se ci sono le condizioni bisogna riprendere, ma facendo le cose per gradi. Se i dati ci conforteranno, sicuramente riprenderanno anche i campionati di calcio come delle altre discipline sportive". 

In merito però ci sarebbero delle visioni contrastanti all'interno dello stesso mondo del calcio. "Anche tra i giocatori ricevo molti messaggi sui social: cercano di contattarmi per dirmi le loro preoccupazioni - svela Spadafora - C'è una differenza di posizioni che è frutto di una complessità generale. Inviterei tutti quanti a non dire che stiamo facendo caos, piuttosto a dire che ci stiamo muovendo con prudenza per evitare che tutto riparta e che poi di nuovo siamo costretti a sospendere". 

Fra gli argomenti di discussione più caldi del momento c'è anche il protocollo per la sicurezza, che su alcuni punti non sta trovando d'accordo Figc e Comitato tecnico scientifico. "La Federazione lo aveva accettato, poi qualcosa non è andato bene. Evidentemente tra Figc e Lega non c'era uniformità perché quella dell'isolamento è stata una proposta spontanea dei presidenti Dal Pino e Gravina, quasi un mese fa. Sulla responsabilità penale l'Inail ha chiarito bene e ricade solo se non c'è attuazione dei protocolli. Il tema vero - conclude il ministro - è quello della quarantena perché rimanendo così, con l'inizio del campionato, c'è il rischio che una squadra possa restare ferma 14 giorni. Potremmo riparlarne, ma prima bisognerà vedere la curva dei contagi".