Maurizio Stirpe
Maurizio Stirpe

Frosinone, 7 aprile 2020 – Non solo la Serie A, anche la Serie B dovrà trovare il modo di finire il campionato, con la variante che in cadetteria ci sarebbero anche i playoff. Ci sono squadre, come il Frosinone di Maurizio Stirpe, che ora sono terze e avrebbero diritto alla post season per tentare la promozione in Serie A. La squadra ciociara è distante soli due punti dal secondo posto del Crotone, mentre in testa c’è solissimo il Benevento con 22 punti di vantaggio. Stirpe vuole difendere i diritti del suo club, anche a costo di adire vie legali: “Se il campionato dovesse essere interrotto e il Frosinone non salirà in A perché terzo, mi muoverò per vie legali – l’affondo di Stirpe a Radio Punto Nuovo – C’è solo una squadra che può parlare di merito sportivo ed è il Benevento che ha 20 punti di vantaggio e noi vogliamo evitare qualsiasi problema giuridico, ma siccome ci sono parecchie proposte sul tavolo non posso escludere di procedere per vie legali”.

STIPENDI: PAGHIAMO FINO A CHE C’E’ PRESTAZIONE – Come in Serie A, anche in B c’è il problema di sostenere il sistema calcio, privo di introiti in questa fase di chiusura. Una delle ipotesi è chiaramente il taglio degli stipendi. La posizione di Stirpe è chiarissima: si paga fino a che c’è prestazione. “Se si dovesse interrompere il campionato noi pagheremo fino a che c’è stata una prestazione, quindi fino al 7 marzo. E’ un discorso che vale anche per i contributi fiscali e le tasse, perché se non c’è il pagamento degli stipendi non capisco perché dovrei dare dei soldi allo stato”. E se si giocasse a porte chiuse? “Chiederemo un taglio modulato sulla riduzione dei ricavi derivanti dall’aver giocato senza pubblico”. Ma più di ogni altra cosa conta la salute e la sicurezza: se non ci sono perché giocare? “Il calcio deve andare avanti nel modo corretto e se non ci sono le condizioni di sicurezza mi pare inutile anche solo iniziare il discorso. Stiamo valutando di poter terminare la stagione a porte chiuse, ma le società dovrebbero fare i tamponi ai calciatori. Mi pare assurdo, in primo luogo perché non siamo strutturati per farli e poi perché credo che i tamponi vadano destinati alle persone che più ne hanno bisogno”.