Petrachi racconta la sua esperienza alla Roma
Petrachi racconta la sua esperienza alla Roma

Roma, 2 ottobre 2020- A pochi mesi dall'addio alla Roma, Gianluca Petrachi si è lasciato andare a una lunga intervista ai microfoni di Radio Radio, raccontando anche ciò che è accaduto davvero durante il periodo trascorso come direttore sportivo della squadra giallorossa. Come tutti ricordano il rapporto professionale non è terminato proprio nel migliore dei modi e l'ex dirigente è andato via non come si aspettava.

"Mi ha mortificato perché io sono venuto con grande entusiasmo- ha raccontato Petrachi- Ho creduto tanto nel progetto, ho creduto alle cose che mi sono state dette. Per venire a Roma ho avuto una diatriba con il mio ex presidente. A me importava di venire qui e credere di cambiare qualcosa. Si sa che questo ambiente è difficile. Se per 20 anni non si è vinto più uno scudetto è per problemi più grossi. Nel mio modo di fare calcio ho pensato che come sono riuscito a cambiare Cairo, la mia idea era venire a Roma e cercare di avere delle persone vicino per provare a cambiare qualcosa".

All'inizio però con la Roma filava tutto liscio, fino a quando non sono nate le prime incomprensioni: "Io credo che per sei mesi mi hanno capito e mi hanno anche sostenuto. Tanto è che le cose sono state fatte. Fino a dicembre-gennaio ho fatto tante cose con l’aiuto della società. A mio avviso stava andando tutto bene. Ho cercato di porre fine a certe situazioni, a notizie che trapelavano, a gente che era lì e non faceva nulla. Se tu vai a fare una partita e non ti trovi alle spalle le figure giuste, anzi, magari qualcuno prega che le cose vadano male perché il rigore e la disciplina di questo direttore non è congruo alle situazioni degli altri anni allora hai già perso in partenza. Nelle difficoltà si esaltano le persone. Questa forma di unione e compattezza a Roma non c’è mai stata, anzi. Ognuno parlava male dell’altro".

A rendere ancora più complicato il rapporto ci ha pensato qualche uscita fuori tempo di Petrachi, soprattutto in conferenza stampa, ma secondo l'ex ds non è stato questo uno dei problemi: "Il mio carattere è sempre stato questo, sono stato scelto e sapevano che ero così. In un sistema malato, come c’è a Roma, perché tutti pensano di poter avere notizie chiamandomi pensando di poterlo fare. Se parlo con uno lo devo fare con tutti. Ho fatto comunicazione con semplicità: non ho mai avuto rapporti confidenziali con un giornalista. La mia comunicazione, se ascoltiamo le conferenze, è stata pacata. Io non so nemmeno se ho sbagliato qualche verbo o qualche parolaccia, domani non la dirò più".